La conserva di peperoni rossi

Conserva peperoni

La conserva di peperoni rossi è una tradizione calabrese molto conosciuta poiché essa viene utilizzata nella preparazione di salami e soppressate. Per prepararla sono necessari dei peperoni rossi maturi, questi dovranno essere privati del peduncolo e della sementa interna e lavati molto accuratamente. Una volta terminata questa operazione metteremo i nostri peperoni a bollire in acqua.

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Una volta bolliti, scolarli molto bene affinché non rimanga acqua e successivamente frullarli con la stessa macchina che viene utilizzata per la preparazione della conserva di pomodoro. Una volta frullati mettere il composto di peperoni in appositi vasetti sterilizzati, tapparli ben bene e metterli a bollire.

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Oltre ad essere un ottimo conservante ed aroma naturale del salame, la conserva di peperone rosso può essere utilizzata anche per condire la pasta come mi racconta la signora Elisabetta, la gentilissima signora di Filadelfia che mi ha permesso di fotografare le varie fasi della preparazione della conserva, l’importante è che una volta aperto il vasetto lo conserviate in frigorifero con l’aggiunta di un po’ di olio in modo che duri più a lungo.

Il pane di Terreti

 

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Fare il pane richiede sacrificio, impegno dedizione, passione, sopratutto se si decide di produrlo con il forno a legna! A Terreti, periferia di Reggio Calabria, ospiti della signora Caterina che produce prodotti da forno a legna per il panificio di famiglia sito in C.Santa Domenica e per altri punti vendita in città, conosceremo il lavoro che sta dietro al pane di questa località che fa muovere diverse persone dal centro cittadino per salire fin qui ad acquistare questo prodotto. Il prima passaggio fondamentale è la preparazione dell’impasto, nell’impastatrice vengono immessi a poco a poco tutti gli ingredienti necessari alla preparazione: farina, acqua, sale e lievito madre. Se gli ingredienti per preparare il pane gli conosciamo più o meno tutti, per produrre una pane buono è necessario usare farina di qualità, in questo caso la farina utilizzata per la preparazione è calabrese. Inoltre la farina va sempre setacciata prima d’iniziare a preparare qualsiasi impasto, lo strumento che si usa per fare quest’operazione in dialetto reggino è chiamato “Trimuni”.

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Una volta che l’impasto è pronto la signora Caterina lavora con grande energia l’impasto e prepara le pagnotte da un chilo ciascuna che vengono messe a lievitare sopra i “Casciuni” coperto con dei canovacci . Il pane che la signora Caterina sta preparando è il cosiddetto pane ad una lievitazione, non troppo spesso e con poca mollica. Il pane è pronto per essere infornato quando premendo con un dito sulla pagnotta, l’impasto torna su.

Ovviamente quando si parla di pane cotto a legna fondamentale è anche la preparazione del forno, bisogna accendere il fuoco con abbondante legna, successivamente si creeranno delle ardenti braci che verranno poi rimosse dal forno per consentirne la pulizia con un panno imbevuto d’acqua. Terminate tutte queste operazioni, il forno è pronto per accogliere il pane! Non esiste una tempistica standard di cottura, molto dipende dal tipo di forno e dal tipo di prodotto che si sta preparando…

Il profumo di pane caldo che sta cuocendo nel forno inebria la stanza della lavorazione di un profumo fantastico ed io e i clienti del forno aspettiamo pazientemente che sia cotto! Per degustare questo ottimo pane cotto a legna la signora Caterina me lo serve con dell’olio extra vergine d’oliva e del peperoncino di casa , una scelta davvero azzeccata che esalta ancora di più la croccantezza e i profumi di questo pane!

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Per maggiori informazioni questo è il sito del panificio che ci ha ospitati: http://www.panificioguarnaccia.it

Non resta che salutarvi al prossimo post e augurarvi…buon viaggio!!!

Alla scoperta del centro di recupero tartarughe di Brancaleone

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È una calda mattina di luglio quando decido di fare visita al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Brancaleone. Ci arrivo in treno da Reggio Calabria e il centro occupa proprio i locali della stazione ferroviaria di Brancaleone, oggi dismessi, e concessi dal Comune all’associazione Naturalmente Brancaleone, che si occupa appunto del recupero e la riabilitazione di tartarughe marine in difficoltà. Brancaleone si trova all’interno della cosiddetta “Costa delle Tartarughe”, i 36 km che rappresentano il sito di nidificazione più importante d’Italia, in quanto l’82% dei nidi italiani di Caretta caretta sono deposti qui. Vengono a deporre le uova in questo territorio perché è qui che sono nate; le tartarughe caretta-caretta sono dotate infatti di un’ ottima memoria e percorrono migliaia di chilometri per tornare in questi luoghi.

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Esse depongono le uova a 50 cm di profondità e il periodo d’incubazione va dai 42 ai 62 giorni. Il sesso delle tartarughe è determinato in base alla temperatura al momento della nascita, sotto i 27° vi sarà un’alta percentuale di maschi, sopra tale temperatura vi saranno più femmine…un fenomeno particolare e che suscita molto la curiosità di noi visitatori del Centro! Il Centro di Recupero è gestito dall’associazione ambientale no-profit “Naturalmente Brancaleone” e opera tutto l’anno per il recupero e la cura di esemplari in difficoltà. Nei mesi estivi è aperto ai visitatori e si avvale del prezioso aiuto dei volontari che scelgono di fare un’esperienza a contatto con questi meravigliosi animali, volta a stimolare una maggiore sensibilizzazione verso le tematiche ambientali. Qui al Centro arrivano le tartarughe bisognose di cure; che hanno ingoiato un amo da pesca o pezzi di plastica. Fondamentale per questo motivo, mi spiega Tania, la salvaguardia delle aree marine e il buon senso delle persone a non inquinare la costa, ma soprattutto la sensibilità dei pescatori che in caso di cattura accidentale di una tartaruga dovrebbero chiamarci subito, affinché la tartaruga venga portata nella struttura per essere curata.

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Qui al Centro avviene quindi la cura di queste tartarughe che una volta guarite vengo rilasciate nuovamente in mare. La struttura non dispone di alcun tipo di finanziamento pubblico o privato, e va avanti solo grazie alle attività dell’associazione e al sostegno delle migliaia di persone che vengono a visitare il centro durante l’estate e che lasciano una donazione volontaria, tuttavia è giusto che valori come la salvaguardia della flora e della fauna vengano sostenuti a gran voce tutti i giorni dell’anno! Quindi se siete in vacanza da queste parti, fatevi un giro a Brancaleone e venite a conoscere le dolcissime tartarughe caretta-caretta, vi assicuro che ne vale veramente la pena! Ringrazio Tania e tutti i volontari del Centro per la loro gentilezza e cordialità. Per maggiori informazioni questo è il sito del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone: www.crtmbrancaleone.it