UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO SU REGGIO CALABRIA. PATRIMONIO DI VOCI A TUTELA DEL MOSAICO IMPERFETTO – 4^PUNTATA

2.4 La città ombra e la cittadinanza attiva

Entrare nella città, come si vuole fare in questo capitolo, vuol dire anche affrontare un argomento duro, cioè la presenza della ‘ndrangheta nel tessuto sociale calabrese. Il fenomeno non è negabile, anzi, seppur agisce all’ombra di occhi “indiscreti”, è un qualcosa di tangibile che affligge come un cancro maligno la città. Ho deciso di utilizzare l’espressione città-ombra per indicare la presenza della ‘ndrangheta a Reggio Calabria perché si tratta di un qualcosa attaccato a questo luogo, sempre li presente, come l’ombra che segue ciascuno di noi. Tuttavia pur trattandosi di un muoversi nell’ombra, anche chi si muove in una direzione differente, ne viene contagiato, infettato poiché è come una malattia a diffusione espansiva che stenta a trovare la giusta cura che porti ad annientarla definitivamente. E tra le tante immagini attribuite a questa città, purtroppo questa è una di quelle più messe in evidenza a volte addirittura l’unico elemento che ne permette la sua individuazione e che in questo paragrafo cercheremo di conoscere meglio1.

La città-ombra è come un teatro delle marionette i cui fili sono in mano alla ‘ndrangheta. La parola ‘ndrangheta deriva dal greco andragathos e significa uomo di valore. Al momento è l’organizzazione criminale più potente a livello mondiale, la quale ha esteso i suoi rami come una grande multinazionale con base in Italia e sedi distaccate all’estero. L’ ‘ndrangheta ha origini antichissime sostenute anche da miti e leggende molto accattivanti. La più conosciuta è la storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, tre cavalieri spagnoli appartenenti ad una società segreta di Toledo arrivati in Italia nel 1412. I tre cavalieri sono in fuga dalla loro terra perché colpevoli di un delitto d’onore compiuto in difesa di una loro sorella. La leggenda narra che i tre soggiornano a Favignana per 29 anni durante i quali scrivono i regolamenti delle più grandi organizzazioni mafiose conosciute ai giorni nostri. Finito il lavoro Osso si reca in Sicilia dove fonda la mafia, Mastrosso in Campania per dare vita alla camorra e Carcagnosso arriva in Calabria e da vita alla ‘ndrangheta. La si può chiamare favola, mito o leggenda tuttavia è impregnata di elementi simbolici molto cari alle organizzazioni mafiose: l’onore, la famiglia, le regole, l’allusione a Favignana famosa sede carceraria a voler ricordare l’importanza del carcere nella formazione mafiosa.

Le prime tracce scritte su documenti ufficiali le troviamo a partire dall’Unità d’Italia, nel 1861 il Prefetto di Reggio Calabria segnala un gruppo di uomini che definisce camorristi. Due anni dopo a Gallico, centro vicino a Reggio, una denuncia anonima segnala la presenza di un gruppo di persone che incute paura ai cittadini. La ‘ndrangheta fin dai suoi inizi mette le sue radici infette “in silenzio” invisibile agli occhi dell’autorità competente.

Quando un’azienda va bene e fa profitto ci si chiede quale sia il segreto del suo successo, quello della ‘ndrangheta è senza dubbio la famiglia. La struttura su base familiare rende la ndrangheta un’organizzazione di successo dove la famiglia naturale coincide con la famiglia mafiosa. Questa caratteristica è fondamentale in quanto riduce al minimo possibili denunce, non a caso la ndrangheta è l’organizzazione criminale con il minor numero di pentiti.

Le famiglie di ‘ndrangheta cercano di allargare la propria influenza con i cosiddetti matrimoni strategici il cui è obiettivo è quello di ampliare il territorio sotto controllo ‘ndranghetista. Il ruolo della donna è molto importante all’interno della struttura ‘ndranghetista poiché con i loro matrimoni rafforzano le cosche d’origine o mettono pace alle faide tra famiglie contendenti, trasmettono la cultura mafiosa ai figli, gestiscono gli affari nei periodi di assenza dei mariti perché in carcere o latitanti. A rafforzare l’organizzazione della ndrangheta, oltre alla struttura familiare vi sono dei riti che scandiscono la vita di queste persone, primo fra tutti il rito dell’affiliazione. Chi vuole diventare un uomo d’onore deve sottoporsi al battesimo che può variare da una famiglia all’altra, per esempio in alcune cerimonie è prevista l’incisione del dito del giovane e del versamento del sangue.

Ma come ha fatto un’organizzazione criminale così arcaica impregnata di riti, miti e leggende a diffondersi ovunque? Gli ‘ndranghetisti inizialmente arrivano al nord non per scelta ma perché inviati al confino tramite legge statale. Il provvedimento fin dall’inizio si presenta inadeguato in quanto lo sviluppo di infrastrutture e telecomunicazioni colmano velocemente il divario della distanza e perché la legge non impediva ai familiari di recarsi dal membro della famiglia costretto al soggiorno obbligato. Ormai l’escalation della ‘ndrangheta sembra inarrestabile, un’organizzazione dinamica che dai sequestri di persona, passa all’imprenditoria soprattutto nell’ambito degli appalti pubblici e al redditizio mercato della droga.

Se lo Stato commette degli errori, la classe imprenditoriale non è da meno; all’inizio dei lavori sull’Autostrada del Sole2, sono gli stessi grandi imprenditori del nord a cedere alle richieste estorsive della ndrangheta che in questo periodo non era ancora potente ma che lo diventa grazie ai lavori dell’autostrada. Oggi la ‘ndrangheta è una vera e propria multinazionale che trae profitto soprattutto dal mercato della droga e dal traffico delle armi ma che non rinuncia alle estorsioni che rimangono comunque lo strumento più importante per il controllo del territorio. Un’organizzazione che strizza l’occhio alle attività moderne ma che mantiene strutture antiche, dove chi desidera aprire una locale di ‘ndrangheta lo può fare solo con il consenso della locale di S. Luca, città dove ha sede il Santuario della Madonna di Polsi ritenuta dagli ‘ndranghetisti la loro protettrice. Ogni inizio di settembre a S. Luca c’è la più grande festa religiosa della Provincia di Reggio Calabria.

La città-ombra, le sue origini e il suo metodo d’azione andavano descritte in quanto facenti parte delle rappresentazioni che creano un punto di vista sulla città3. Conoscere a grandi linee la ‘ndrangheta ci serve per comprendere meglio l’influenza e il ruolo che questa organizzazione ha nella vita di questa città dove il deficit di legalità è fortemente avvertito dalla popolazione come dimostrano i dati di un’ inchiesta svolta dalla Camera di Commercio4 che ha coinvolto un campione di 1000 giovani tra i 13 e i 27 anni della Provincia Reggio Calabria a cui è stato chiesto la percezione della presenza della ‘ndrangheta in città esprimendo la risposta con una scala di valori tra 1(inesistente) e 10 (molto rilevante). La percezione rilevata in provincia di Reggio Calabria si è attestata intorno al valore 7. Come motivi principali della diffusione dell’ ndrangheta sono imputati il fattore culturale e l’economia poco sviluppata.


MaschioFemminaTotale
Poca rigidità delle leggi28,928,528,7
Fattore culturale48,641,845,1
Economia poco sviluppata44,741,843,2
Presenza di extracomunitari non regolari5,48,16,8
Altro13,31112,1
Non sa11,21,1

Tabella 2 – Quali sono i principali motivi che ne favoriscono la diffusione?(Fonte: Camera di Commercio di Reggio Calabria)

Entriamo ora nel vivo con il racconto della situazione attuale in città. Il 9 ottobre 2012, l’allora Ministro della Giustizia Cancellieri, decide di sciogliere il comune di Reggio Calabria a causa di una forte interferenza del malaffare nella vita amministrativa della città5. Il 26 ottobre 2014 i cittadini di Reggio sono tornati a votare e hanno eletto Giuseppe Falcomatà nuovo sindaco della città. Si rileva una situazione particolarmente difficile da gestire in quanto a questo contesto si aggiunge il dissesto economico proclamato dalla Corte dei Conti6. Ho pensato molto a come approcciarmi a queste problematiche e la mia decisione finale è stata quella di partecipare ad una riunione del movimento cittadino ReggioNonTace in modo tale da avere una prospettiva in più che non sia solo quella dei giornali. Il Movimento nasce come reazione all’attentato del 3 gennaio 2010 durante il quale esplode una bomba davanti alla Procura Generale di Reggio ma anche per contrastare il sistema che opera all’interno della città. ReggioNonTace si definisce un movimento di persone le cui parole chiave sono partecipazione, legalità, impegno. Come Movimento uno dei risultati più grandi che sono riusciti a ottenere è la convocazione da parte del Comune di un’assemblea pubblica l’11 gennaio 2013 con il seguente ordine del giorno: legalità, trasparenza e partecipazione dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. Nonostante lo Statuto del Comune preveda tale possibilità, è la prima volta in vent’anni che si riesce a indire un’assemblea pubblica. Pur non avendo partecipato direttamente a questo incontro, dalla relazione dell’evento è possibile estrapolare varie voci tra gli interventi dei partecipanti da cui dedurre cosa significa vivere contigui a organizzazioni di criminalità organizzata.

Francesco per esempio rileva come il commissariamento possa rappresentare per Reggio un’opportunità per scrostarsi dalle contiguità mafiose; Ion evidenzia la necessità di avere una tutela contro le minacce mafiose per lo svolgimento delle attività; Anna Maria chiede ai commissari di avere alla fine del loro mandato una città normale; Giuseppe chiede di dotarsi di strumenti per tutelare e supportare i commercianti che si ribellano al pizzo; Emanuela chiede la destinazione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta a parchi e attività ludiche7.

Questa situazione d’incontro, l’assemblea pubblica, costituisce un mezzo per la costruzione di conoscenze sulla città. I cittadini mettono in atto una rappresentazione8 che ha lo scopo d’influenzare i commissari straordinari, i quali sono coloro che hanno il potere d’intervento sulla città. Da queste parole qui sopra riportate emerge quanto il problema ‘ndrangheta sia sentito dalla gente che non ci sta ad accettare l’immagine di città omertosa.

Durante la mia permanenza a Reggio nel febbraio 2013, anche io ho preso parte ad un incontro del movimento ReggioNonTace. Il contesto è una saletta messa a disposizione da Padre Giovanni Ladiana e alla serata a cui partecipo sono presenti 11 persone. Gli argomenti messi in scaletta per la riunione sono molteplici e s’inizia con il parlare su come il movimento può relazionarsi con il resto della cittadinanza e sulla necessità di debellare il fenomeno del clientelismo. Durante lo scambio di opinioni tra i membri del gruppo, arriva l’avvocato del movimento per portare le ultime notizie concernenti la valutazione sulla possibilità di fare un esposto alla Corte dei Conti per il riconoscimento del dissesto economico del comune e procedere ad un’eventuale richiesta di risarcimento danni: «Proclamare il dissesto provoca delle responsabilità. Ora decidiamo insieme se presentare questo esposto, però aspettiamo il piano pluriennale dei commissari per decidere. L’importante è creare dei segni che il cambiamento è possibile». Ma i cittadini credono veramente che il cambiamento sia possibile? Tornando alla ricerca della Camera di Commercio di Reggio sulla percezione della legalità tra i giovani, la maggior parte del campione sembra ottimista sul fatto che l’ ndrangheta possa essere sconfitta se le istituzioni e la società civile si ribellano ed eliminando il legame tra la politica e criminalità organizzata.

L’assemblea pubblica, gli incontri di un’associazione, le persone che vengono interpellate per una ricerca; ci troviamo davanti a tante voci che tutte insieme servono a costruire un quadro conoscitivo della realtà anche se siamo consapevoli che il numero dei partecipanti a tutti questi tipi d’interazione è mutevole, perciò per quel che concerne l’analisi antropologica della partecipazione l’obiettivo è quello di «osservare le azioni come rappresentazioni, come strategie mutevoli, non per stabilire quale repertorio d’azione sia il più efficace o potente, ma per individuare dopo un’attenta analisi dei caratteri costitutivi del gruppo, le implicazioni identitarie e politiche insite nella scelta di un particolare repertorio d’azione9».


MaschioFemminaTotale
Invincibile18,512,315,3
Un’invenzione, non esiste1,91,91,9
Invincibile perché ha relazioni con politici ed amministratori locali16,824,520,8
Sconfitta, eliminando le relazioni con politici ed amministratori locali27,725,226,4
Sconfitta se tutte le istituzioni e la società civile si ribellano47,851,849,9
Non sa2,92,72,8

Tabella 3 – Secondo te la ‘ndrangheta è…

(Fonte: Camera di Commercio di Reggio Calabria)

2.5 La lunga attesa del distretto del bergamotto

Nel percorrere questo viaggio conoscitivo della città di Reggio Calabria in cui si cerca di fare emergere l’immagine della città, non può mancare un paragrafo dedicato al prodotto che avrebbe dovuto essere uno dei motori dello sviluppo economico e portatore di fama internazionale in questo territorio: il bergamotto. Ma che cos’è il bergamotto?10 Il bergamotto è un agrume di colore giallo e la sua coltura è localizzata in provincia di Reggio Calabria.

Il periodo in cui ha inizio l’estrazione dell’essenza del bergamotto è attestato intorno alla metà del XVII secolo. Per molto l’estrazione viene effettuata tramite il processo manuale “a spugna” che consiste nel tagliare i frutti a metà, toglierne la polpa e comprimere con movimento rotatorio la scorza contro una spugna naturale in modo da farne uscire l’essenza.

Nel 1840 Nicola Barillà introduce il primo sistema meccanico di estrazione dell’olio di bergamotto ma è nel 1844 che mette a punto quella che prende il nome di “macchina calabrese” il cui sistema di estrazione si basa sull’abrasione della superficie del frutto. Oggi questo processo avviene tramite moderni macchinari dotati di grattugie d’acciaio.

Figura 13 – La macchina calabrese di Nicola Barillà

(Fonte: Amato, P., 2005, Storia del bergamotto di Reggio Calabria, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni)

Figura 14 – Il frutto del bergamotto

(Fonte: fotografia dell’autrice)

Le ipotesi sulle origini di questo agrume sono molte, c’è chi afferma l’abbia introdotto in Europa Cristoforo Colombo di ritorno da uno dei suoi viaggi e chi gli attribuisce provenienza turca dove esiste una varietà di pera denominata bergamotta. L’ipotesi più accreditata resta quella che il bergamotto deriva da una mutazione spontanea di un altro agrume e che ben si è adattato al microclima reggino.

Per quanto concerne il suo utilizzo, l’essenza di bergamotto è adoperata soprattutto dall’industria profumiera, in primis quella francese che ne è la maggiore importatrice. Il bergamotto è impiegato con successo anche in gastronomia come aroma naturale nella produzione di dolci, liquori, the e bibite e come principio attivo nel settore farmaceutico.

Un frutto prezioso, dalle grandi potenzialità economiche che nel 1999 ha visto riconoscersi anche la DOP (Denominazione Origine Protetta). Il Consorzio del Bergamotto, ente che si occupa di tutelare e garantire la qualità del prodotto, ha sviluppato un progetto per la realizzazione dell’Istituto Superiore di Profumeria, Cosmesi e Aromi alimentari. Nel 2006 l’amministrazione comunale sembra voler abbracciare il progetto consapevole dell’importante opportunità di crescita a cui può andare in contro la città. Le risorse messe a disposizione sono quelle del Decreto Reggio11 e il Comune tramite il proprio ufficio stampa celebra la notizia con queste parole:

Il progetto relativo alla realizzazione dell’Istituto superiore di profumeria, cosmesi ed aromi alimentari, opera rientrante tra quelle finanziate con i fondi previsti dal Decreto Reggio, è stato approvato dal comitato tecnico amministrativo di Catanzaro. L’opera sarà realizzata in località Arenella di San Gregorio, nella parte sud della città, nella vecchia fabbrica dismessa. L’area dell’intervento è un ex complesso industriale, realizzato agli inizi del novecento, per la lavorazione del bergamotto e la produzione di elementi essenziali all’industria profumiera internazionale.
Il complesso è composto da sette edifici. L’opera, il cui finanziamento ammonta a circa 6.400.000 euro, prevede il recupero architettonico di alcuni fabbricati esistenti e la realizzazione di due nuovi edifici da destinare ad uso didattico ed alla realizzazione della “risorsa bergamotto”. La superficie coperta dall’intervento è di circa 14.000 mq. L’area totale, di circa 23.000 mq, risulta attualmente del Consorzio del bergamotto, ente pubblico regionale. Il progetto, in pratica, mira alla conservazione dello stile architettonico dei fabbricati recuperabili, il restauro dei vetusti macchinari ancora presenti che illustrino, integrati da documentazione storica, le vecchie tecnologie ed i cicli di lavorazione del bergamotto. Il progetto prevede, inoltre, l’integrazione di due nuovi edifici: l’istituto didattico, laboratori e auditorium e le residenze per gli studenti12.

Come indicato da questo comunicato, il complesso avrebbe dovuto prendere vita presso la sede del Consorzio del Bergamotto, nell’area di San Gregorio, situata nelle vicinanze dell’ aereoporto dello Stretto. A San Gregorio ci vado io per la prima volta nel luglio 2012, in una calda mattina d’estate. Arrivata a destinazione, lo scenario che mi si presenta davanti è alquanto desolante: un’unica via di transito semi-deserta, tracce di una qualche attività industriale e qualche abitazione privata ai cigli della strada. La sede del Consorzio del Bergamotto è scarsamente visibile e per niente messa in evidenza da nessun cartello informativo. Riesco comunque a prendere appuntamento per la giornata successiva per discutere con qualcuno che mi parli del bergamotto e dei progetti ad esso connessi.

L’indomani incontro il Dott. Francesco Crispo che mi presenta l’affascinante progetto di quello che avrebbe dovuto essere un vero e proprio distretto del bergamotto: un grande polo didattico e di ricerca sull’utilizzo di questo meraviglioso frutto in campo profumiero, farmaceutico ed alimentare. Questa sarebbe stata la vocazione logica per un territorio che ha l’esclusiva per ciò che concerne la produzione di questo agrume dalle mille virtù, tuttavia non si riesce ad andare oltre alla mera produzione della materia prima. San Gregorio avrebbe dovuto essere un cuore pulsante di ricercatori e studenti invece davanti a me c’era seduta una persona fortemente delusa che m’indicava il cassetto dove è riposto il progetto nella vana speranza che qualcuno gli avesse permesso di ritirarlo fuori. Durante la nostra conversazione ho potuto visitare la ricca biblioteca interna del Consorzio scarsamente utilizzata e i vecchi locali abbandonati dove avveniva l’estrazione dell’essenza oggi residenza per pipistrelli.

Figura 15 – Antico edificio del Consorzio del Bergamotto dove avveniva l’estrazione dell’essenza in stato di completo abbandono

(Fonte: fotografia dell’autrice)

Ma i produttori di essenza, come si muovono in questo contesto? Sono stata anche presso uno di loro, nello specifico presso l’azienda Capua con sede produttiva in San Gregorio, limitrofa al Consorzio. Il mio interlocutore è stato il direttore di produzione, il Sig. Domenico Malara il quale entra subito nel merito di quello che secondo lui è il vero problema cioè «il netto distacco tra produzione ed insegnamento» aggiungendo «io vorrei vedere un docente qua!». Quanto mi viene riferito è la conferma che l’Istituto di Profumeria sarebbe stato il giusto collante tra divulgazione accademica e produzione. Tuttavia il Sig. Domenico ci tiene a sottolineare che l’industria dell’essenza è «l’unica cosa che non siamo riusciti a rovinare».

Perciò da una parte abbiamo un privato tutto sommato contento che porta avanti il suo lavoro di estrazione dell’essenza ed un pubblico che non è ancora stato in grado di concretizzare quest’opportunità di sviluppo per la propria città. Se è vero che le scelte e le tradizioni amministrative contribuiscono a dare forma al luogo, in questo contesto è da rilevare la totale assenza del soggetto pubblico e di conseguenza è possibile così spiegare come mai l’immagine della città che ha come etichetta il bergamotto sia fortemente sbiadita.

2.6 La città del turismo: un’immagine in cerca di valorizzazione

Al pari del bergamotto, anche il settore turistico non riesce a diventare uno dei simboli identificativi di Reggio nonostante viaggiatori del passato come Edward Lear ne hanno descritto la grande bellezza nei loro diari, appunti, disegni e racconti:

Reggio is indeed one vast garden, and doubtless one of the loveliest spots to be seen on earth. A half-ruined castle, beautiful in colour and picturesque in form, overlooks all the long city, the wide straits, and snow-topped Mongibello beyond. Below the castle walls are spread wide groves of orange, lemon, citron, bergamot, and all kinds of such fruit as are called by the Italians “Agrumi”; their thick verdure stretched from hill to shore as far as the eye can reach on either side, and only divided by the broad white lines of occasional torrent courses13.

Il primo che cercò di dare un indirizzo turistico alla città e che effettivamente qualcosa ha fatto, è il podestà Genoese Zerbi che durante il suo periodo di reggenza (1926-1928), fa acquistare al comune una struttura balneare gestita da privati e fa estendere le concessioni demaniali allo scopo di fare nascere nuovi impianti sull’arenile. In poco tempo il lido comunale di Reggio diviene un luogo di attrazione per i cittadini reggini, ma anche per i messinesi e per utenti di altre provenienze. L’esperienza è da considerarsi un primo tentativo riuscito nel dare un indirizzo di sviluppo turistico alla città.

Figura 16 – Immagine d’epoca Lido Comunale

(Fonte: reggioerachirico.blogspot.com)

Questo spirito con gli anni è andato decisamente scemando, basti pensare all’attuale cattivo funzionamento degli impianti di depurazione intorno alla città, alla scarsa presenza di strutture ricettive e di svago, alla mancata valorizzazione del litorale reggino. L’Ing. Laface ci offre una sintesi esauriente della città del turismo che non c’è.

Ma oltre le parole e i buoni propositi, mancano le opere e peggio, manca un piano o progetto generale. Una città che si sviluppa principalmente lungo tutta la costa, deve servire anche gli abitanti del retroterra e non deve bastare solo a se stessa. Invece, già in estate i reggini vanno a cercare refrigerio a Lazzaro o a Scilla o in altre spiagge fuori città. L’atteso turismo resta scarso e fortunoso: e non basta il ritorno stagionale degli emigrati, che si rifugiano in temporanee accoglienze familiari. La ricettività alberghiera non è quella della riviera romagnola, ne può essere competitiva con altre disponibilità anche della Calabria, per un turismo che non cerca permanenze in città. Il problema è questo. Ma qui si continua a pensare al Lungomare come luogo di passeggio con la bella vista del panorama sullo Stretto14.

Se il potenziale marino della città resta scarsamente sfruttato, non va meglio al resto del patrimonio. Il paesaggio costituisce una preziosa risorsa della città di Reggio, esso spazia da luoghi naturalistici di grande bellezza, ai beni culturali, all’archeologia industriale; una forte presenza di valori naturalistici e antropici da declinare in un progetto sostenibile del turismo in città. Tuttavia questo non è quello che succede e i Bronzi di Riace ne costituiscono un valido esempio in quanto sono stati fatti fatti stazionare presso Palazzo Campanella per circa 3 anni prima della ricollocazione presso la loro casa, il Museo Archeologico Nazionale della città rimasto chiuso per lavori di ristrutturazione e riaperto nel dicembre 2013 come testimonia Carmelo, coordinatore del servizio accoglienza e vigilanza del museo.

CARMELO: Bisogna tener presente che il museo è stato chiuso al pubblico per importanti lavori di restauro dal mese di settembre del 2009 e che nel mese di dicembre dello stesso anno sono stati trasferiti alla sede del Consiglio Regionale della Calabria, Palazzo Campanella, alcuni reperti tra cui i Bronzi di Riace. Dal 23 dicembre del 2009 i reperti sono stati visibili al pubblico gratuitamente. Il 21 dicembre 2013 è stato riaperto parzialmente il museo.

Eppure di soldi per incentivare la politica turistica ne sono stati dirottati molti in città, tuttavia l’incapacità di alcuni attori dell’amministrazione non ha permesso la corretta collocazione di queste risorse; un caso per tutti può essere considerato il sito istituzionale del turismo della Regione Calabria, finanziato da fondi comunitari e navigabile solo in lingua italiana con conseguente difficoltà di un potenziale utente straniero. Questo pessimo marketing territoriale trova poi riscontro nei dati ufficiali, se prendiamo in considerazione il trimestre estivo 2013, le strutture ricettive di Reggio Calabria realizzano il 40% di occupazione a luglio, il 43% ad agosto e il 30% a settembre15. Percentuali basse per il periodo normalmente definito di “alta stagione”. A proposito dell’andamento del turismo nella Provincia di Reggio Calabria, Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria dichiara:

Arrivare a stento ad occupare ad agosto la metà dei posti letto indica chiaramente lo stato di deficit strutturale che ormai da anni attanaglia il comparto turistico reggino. Unico dato veramente incoraggiante è l’impatto positivo degli eventi culturali a carattere religioso. Ciò dimostra, come ripetiamo da anni, che per programmare strategie condivise di sviluppo strutturale della filiera turistica e, con essa, dell’intero territorio, è fondamentale attivare una rete tra gli attori istituzionali e le associazioni di categoria che coniughi l’aspetto tipicamente culturale e religioso con le risorse materiali ed immateriali dell’intera offerta turistica16.

La città dispone di numerosi elementi attrattivi di pregio in ambito storico, culturale e paesaggistico che a causa della mancanza di un sistema di infrastrutture e servizi da una parte e soggetti incapaci di valorizzare al meglio l’offerta dall’altra, il progetto turistico stenta a decollare. D’altronde nella maggior parte dei casi sono i cittadini stessi i migliori promotori della loro città e di cui hanno in testa un’immagine ben precisa; per avvalorare questa affermazione riporto le parole di Alessandra, giovane donna reggina e di Pino, ex ferroviere in pensione.

ALESSANDRA: Ho avuto la fortuna di nascere in una città del sud non troppo conosciuta perché dimenticata per i troppi pregiudizi eppure Reggio Calabria è bellissima, circondata sia dal mare che dalla montagna, il nostro Aspromonte…una città che affaccia sul meraviglioso Stretto di Messina, che a volte sembra davvero di toccare con un dito per quanto Messina sia vicino all’amata Reggio.

PINO: In un modo o nell’altro amiamo questa terra. Mi mancano i Buddaci17 di fronte. Il nostro mare è unico. Non c’è niente di simile all’Aspromonte, è unico sulla terra!

I cenni storici, la geografia fisica, l’urbanistica, la città-ombra, il distretto del bergamotto, il progetto turistico, ogni disciplina e ogni elemento che caratterizza un luogo crea un’immagine pubblica, che come sottolinea Lynch, «è la sovrapposizione di molte immagini individuali» che cercheremo di conoscere meglio nel capitolo successivo, dove se fin qui abbiamo conosciuto Reggio Calabria come territorio, ora cercheremo di vederla sotto un’altra prospettiva, dove protagonisti saranno i luoghi raccontati da chi li ha vissuti.

Figura 17 – I Bronzi di Riace nella loro nuova sistemazione presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

(Fonte: fotografia dell’autrice)

Figura 18 – I Bronzi di Riace nella loro nuova sistemazione presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

(Fonte: fotografia dell’autrice)

1 Per la ricostruzione della storia della ‘ndrangheta sono state utilizzate le seguenti: Ciconte, E., 2008, ‘Ndrangheta, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore – Gratteri, N., Nicaso, A., 2006, Fratelli di sangue, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore – Gratteri, N., Nicaso, A., 2012, Dire e non dire, Milano, Mondadori.

2 I lavori per la costruzione dell’Autostrada del Sole iniziano nel 1964.

3 «Le rappresentazioni dominanti, creano una prospettiva, un punto di vista», Fava, op. cit., p.55

4 Camera di Commercio di Reggio Calabria, 2014, La percezione della legalità da parte dei giovani della provincia di Reggio Calabria.

5 Gazzetta n° 246 del 20 ottobre 2012. Decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 2012: scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria e nomina della commissione straordinaria.

6 Delibera Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Calabria del 20 giugno 2008, Protocollo n° 2332.

7 Città di Reggio Calabria, Segreteria Generale, Assemblea Pubblica 11 gennaio 2013, Relazione.

8 Rappresentazione è utilizzato nel senso goffmaniano del termine perciò è da intendere come tutta quella attività svolta da un partecipante in una determinata occasione e volta in qualche modo ad influenzare uno qualsiasi degli altri partecipanti.

9 Miccoli, A., Farsi spazio a Milano: etnografia della partecipazione collettiva in Bressan, M., Tosi Cambini, S., (a cura di), 2011, Zone di transizione. Etnografia urbana nei quartieri e nello spazio pubblico, p.97.

10 La storia del bergamotto è stata approfondita sui seguenti volumi: Amato, P., 2004, Storia del bergamotto, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni; Spanti, S., 2013, Bergamotto. Una miniera d’oro verde, Roma, Asterisk Edizioni Media, Consorzio del Bergamotto,2002, Il bergamotto di Reggio Calabria, Reggio Calabria, Laruffa Editore.

11 L’importo, ai tempi del Decreto Reggio ancora in lire, è di L 12.380.000.000

12 Sito istituzionale del Comune http://www.reggiocal.it

13 Edward Lear (1812-1888) è uno scrittore ed illustratore inglese che dedicò la maggior parte della sua vita ai viaggi. Visito la Calabria nel 1847. Lear, E., 1852, Journals of a landscapes painter in southern Calabria, London, Richard Bentley, New Burlington Street p. 6-7.

14 Laface, G., 2010, Reggio Calabria 1908-2008. Un secolo sulla città, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni, p.133.

15 Dati della Camera del Commercio di Reggio Calabria, www.rc.camcom.gov.it

16 Camera di Commercio di Reggio Calabria, L’andamento del turismo nella provincia di Reggio Calabria nel 2013.

17 Termine dialettale per chiamare i messinesi.

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