UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO SU REGGIO CALABRIA. PATRIMONIO DI VOCI A TUTELA DEL MOSAICO IMPERFETTO – 1^PUNTATA

In questi giorni vi ho consigliato qualche libro da leggere, qualcuno l’ho letto durante il mio percorso universitario, qualcun altro per la preparazione della tesi o prima di partire per un viaggio…i libri ci accompagnano in ogni fase della nostra vita e poi arriva il giorno in cui sei tu che inizi a scrivere un libro, no per una casa editrice ma per sancire il tuo percorso di crescita, la tua tesi di laurea. Essendo strettamente connessa con la nascita del blog, spazio instagram, chiamiamolo come si vuole…ho deciso di proporla a puntate su Calabria Semplice, così per farti conoscere meglio e da un altro punto di vista Reggio Calabria, la mia città d’adozione che amo profondamente.

Per cui inizieremo questo viaggio a puntate in cui vi proporrò alcuni parti del mio lavoro, dando il mio piccolissimo contributo in un momento dove vi invito ad impiegare un po’ di questo tempo ritrovato per leggere…

Un ultima premessa, laddove vorreste utilizzare alcune parti del mio lavoro ne sarò felice ma ricordatevi sempre di citare le fonti. Sarà comunque mia premura fornire una completa bibliografia e webgrafia per chi volesse approfondire questi argomenti.

Buon viaggio e buona lettura

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UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO SU REGGIO CALABRIA.

PATRIMONIO DI VOCI A TUTELA DEL MOSAICO IMPERFETTO

Tesi di laurea di: Lucia Bartucca

Introduzione

Prima di iniziare questo lavoro non ero mai stata a Reggio Calabria e sicuramente questo è uno dei principali motivi per cui l’ho scelta. L’essere estranea a questo luogo mi ha permesso di osservarlo dall’interno ma sempre con il giusto distacco in quanto non avevo memorie o ricordi che questa città poteva in me risvegliare e di conseguenza influenzare la mia ricerca.

La mia porta d’accesso alla città, la mia primaria fonte d’informazione sono state le persone, le loro storie. Tuttavia prima della mia partenza per Reggio Calabria c’è stato un grande lavoro di studio teorico sull’antropologia urbana e questo percorso occupa il primo capitolo della mia tesi dal titolo “Introduzione alla ricerca urbana: le scienze sociali e lo studio della città” dove si parla della Scuola di Chicago attraverso due dei suoi principali esponenti Robert E. Park e Louis Wirth, degli studi del Rhodes Livingstone Institute, della città teatro di Goffman e per concludere alcuni esempi dell’esperienza italiana sullo studio delle città. Nel secondo capitolo “Reggio Calabria: un approccio multidisciplinare sulla città” cerco invece di delineare un’immagine della città che spazia dalla storia alla geografia, dall’urbanistica all’economia e che mi ha permesso di approfondire diversi elementi che influenzano la vita della città tra voci della cultura amministrativa e di altri settori. Il terzo capitolo “Il luogo e il suo racconto. Costruire patrimonio attraverso le voci” è quello dedicato al luogo e al suo racconto «dove una qualsiasi porzione dello spazio […] diventa un luogo vero e proprio se acquista un’identità per le persone e diventa un riferimento e un contenitore significativo delle loro pratiche di vita. Quando la gente che ci vive o lo frequenta sviluppa quello che qualche volta viene chiamato senso del luogo […]1».

«Ogni persona ha una mappa mentale che collega la memoria di episodi vissuti a dei luoghi precisi: i luoghi delle emozioni, delle avventure indimenticate, i luoghi dei primi incontri amorosi, delle vittorie sportive, delle sconfitte, dei successi. Ogni luogo ha un odore, emana il senso sconvolgente del ricordo anche dopo anni e anni2». Un particolare luogo può generare un’emozione o una storia, come succede ad Alessandra, giovane donna reggina, quando le chiedo di parlarmi del quartiere dove è nata e cresciuta.

ALESSANDRA: Il mio quartiere è la città, ha da un lato la montagna, dall’altro il mare, quindi immerso nella natura. Sicuramente però è cambiato. Parecchi amici sono andati via, chi per lavoro, chi per un futuro migliore, chi per un cambio di vita radicale. Adesso come è giusto che sia c’è la nuova generazione ed io ho avuto la fortuna di crescere in un quartiere circondato da università e quindi pieno di giovani che spero possano far crescere in meglio la città.

A seconda di chi sia il mio interlocutore, la mappa della città si modifica in quanto lo stesso luogo avrà un senso diverso da una persona all’altra anche se il paragone tra passato e presente non manca quasi mai.

A chi leggerà questo mio lavoro voglio dire che questo è il mio personale tentativo nel cercare di apprendere l’approccio antropologico nello studio della città su cui ho ancora molto da imparare. Le mie scelte personali hanno scaturito questa immagine di Reggio Calabria e per quanto come ricercatrice abbia cercato di comprendere le mappe mentali dei miei interlocutori, al termine del mio lavoro mi sono accorta di avere costruito una mia mappa mentale prendendo delle strade piuttosto che altre.

1 Scarpelli, F. introduzione in Scarpelli, F. (a cura di), 2009, Il rione incompiuto, Roma, Cisu, p.42.
2 Turri, E., 1998, Il paesaggio come teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato, Venezia, Marsilio, p. 152.

CAPITOLO 1

INTRODUZIONE ALLA RICERCA URBANA: LE SCIENZE SOCIALI E LO STUDIO DELLA CITTA’

Robert Ezra Park: investigare il comportamento umano in ambiente urbano

La ricerca urbana deve l’inizio della sua popolarità alla Scuola di Chicago. Infatti è dalla città che si affaccia sul lago Michigan che a inizio ‘900 nascono le prime riflessioni sociali su questo argomento e grazie al lavoro di diversi sociologi dell’Università di Chicago, tra il 1915 e il 1930 furono prodotte un gran numero di etnografie.

Uno dei maggiori esponenti della Scuola di Chicago è Robert Ezra Park, il quale, prima d’incominciare i suoi studi urbani presso l’Università di Chicago, aveva già una pluriennale esperienza in campo giornalistico. Tuttavia il giornalismo non lo soddisfa appieno perciò decide inizialmente d’iscriversi ad Harward per studiare filosofia e successivamente di proseguire i suoi studi in Germania dove consegue il dottorato con una dissertazione sul comportamento collettivo. Tornato in America, mette da parte il mondo accademico per dedicarsi al ruolo di agente pubblicitario dell’Associazione per la riforma del Congo e per occuparsi delle relazioni razziali sul territorio americano. È grazie a quest’ultimo impegno che durante un convegno internazionale sul problema razziale, Park incontra Thomas1 fondatore del Dipartimento di Sociologia e Antropologia dell’Università di Chicago, il quale lo invita a lavorare con lui.

Dal punto di vista di Park, la città non deve essere guardata come un mero insieme di persone e comportamenti sociali ma come un’istituzione: «the point is that an institution is a section of corporate human nature plus the machinery and the instrumentalities through which that human nature operates2». Da questo concetto d’istituzione è possibile pensare la città come the place and the people, with all the machinery, sentiments, customs, and administrative devices that go with it, public opinion and street railways, the individual man and the tools that he uses, as something more than a mere collective entity. We may think of it as a mechanism – a psychophysical mechanism – in and through which private and political interests find corporate expression. Much of what we ordinarily regard as the city – its charters, formal organization, buildings, street railways, and so forth – is, or seems to be, mere artifact. However, it is only when and in so far as these things, through use and wont, connect themselves, like a tool in the hand of a man, with the vital forces resident in individuals and in the community that they assume the institutional form. As the whole the city is a growth. It is the undesigned product of the labors of successive generations of men3.

La città possiede un’organizzazione sia morale che fisica e queste due interagiscono tra loro modificandosi l’una con l’altra. Normalmente si viene impressionati dalla struttura di una città poiché rappresenta qualcosa di più facilmente visibile, tuttavia ciò che noi siamo in grado di vedere trae le sue basi dalla natura umana di cui la città è espressione. La città perciò è determinata dalla natura umana ma anche dallo urban plan ovvero dal piano urbano che detta le linee guida sia al pubblico che al privato in materia di pianificazione. La geografia fisica del territorio e le infrastrutture che lo attraversano contribuiscono a determinare in anticipo quel che sarà uno urban plan più definitivo, mentre la distribuzione della popolazione tende ad essere controllata dall’andamento dell’economia. Gli abitanti della città trasmetteranno le proprie qualità umane al loro quartiere di appartenenza e in questo caso, l’entità spaziale che più ci aiuterà ad analizzare questo fenomeno è il vicinato ossia «a locality with sentiments, traditions, and a history of its own4». I contatti di vicinato e prossimità costituiscono la forma più semplice ed elementare nell’organizzazione della vita di città. Il vicinato esiste senza una formale istituzione e Park ritiene debba essere studiato per ciò che in generale può rilevare sul comportamento umano e la natura umana. Altro elemento per l’analisi che introduce Park è quello delle vocational classes and vocational types. La città da sempre è vista come il luogo in cui le persone hanno la possibilità di scegliere la propria vocazione e di sviluppare i propri talenti individuali, dove la competizione personale tende a selezionare per ogni compito speciale l’individuo migliore per svolgerlo.

La competizione, la preparazione a svolgere una mansione presso le scuole professionali e successivamente sul luogo di lavoro sono elementi che oltre ad avere una funzione selettiva, enfatizzano le differenze individuali. Tutto questo porta a rompere o modificare (a seconda dei casi) la vecchia organizzazione della società che era basata sui legami familiari e le associazioni locali (culturali, di classe, ecc.).

In città, ogni attitudine, anche quella a mendicare, tende ad assumere il carattere di una professione. L’effetto del seguire le proprie vocazioni e della divisione del lavoro è quello di produrre non dei gruppi sociali ma dei tipi vocazionali. Questo porta alla nascita, per esempio, di organizzazioni di lavoratori formate da persone che svolgono la stessa occupazione. Questa forma di associazione differisce dal vicinato che si basa invece sulla contiguità e sui legami di solidarietà.

Quello che la città moderna va a modificare non tocca solo la sfera più personale dell’individuo, anche la dimensione spaziale è attraversata da profondi cambiamenti. I moderni mezzi di trasporto e comunicazione – la ferrovia elettrica, l’automobile e il telefono – hanno cambiato rapidamente l’organizzazione sociale e industriale della città odierna. Mutamenti in campo industriale da cui ne deriva una differenziazione nella distribuzione della popolazione e un influenza diretta su abitudini, sentimenti e il carattere della società urbana.

Park arriva ad affermare che tutte queste trasformazioni della città moderna hanno indotto le persone a vivere come in una grande albergo, dove ci s’incontra ma non si conosce niente l’uno dell’altro. Le relazioni poco profonde tra le persone inducono a determinare lo status di un individuo non attraverso la sua conoscenza diretta ma piuttosto tramite un’analisi superficiale del suo stile e del suo atteggiamento. Una città che sviluppa sempre più il processo di segregazione e che induce perciò ad osservarla come un mosaico di piccoli mondi che si toccano ma che non si fondono.

Questi fin qui delineati sono alcuni degli input che Park ci consegna per lo studio in ambito urbano, in sintesi «the city shows the good and evil in human nature in excess. It is the fact, perhaps, more than any other which justifies the view that would make of the city a laboraratory or clinic in which human nature and social processes may be most conveniently and profitably studied5». Il laboratorio che io ho scelto è Reggio Calabria, la cui forma e immagine è analizzata non solo prendendo in considerazione la struttura fisica ma anche i processi sociali che avvengono al suo interno in modo tale da dare un significato ad ogni piccolo mondo che farà parte del mio mosaico.

Continua alla prossima puntata…

1 Fondatore del Dipartimento di Sociologia e Antropologia presso l’Università di Chicago, fu uno dei primi a comprendere l’importanza del punto di vista delle persone all’interno di un contessto e per raggiungere tale scopo si fece promotore dell’uso di documenti come diari personali e storie di vita. Tra le sue opere più importanti ricordiamo Il contadino polacco in Europa e in America, 1968, Milano, Edizioni di Comunità.
2 Park, R. E., 1915, The City: suggestions for the investigation of human behavior in the city environment, The American Journal of Sociology, Volume XX, Number 5, Chicago, University of Chicago, p. 577.
3 op. cit., p.577-578.
4 op. cit., p.579.
5 op. cit., p.612.

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