UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO SU REGGIO CALABRIA. PATRIMONIO DI VOCI A TUTELA DEL MOSAICO IMPERFETTO – 1^PUNTATA

In questi giorni vi ho consigliato qualche libro da leggere, qualcuno l’ho letto durante il mio percorso universitario, qualcun altro per la preparazione della tesi o prima di partire per un viaggio…i libri ci accompagnano in ogni fase della nostra vita e poi arriva il giorno in cui sei tu che inizi a scrivere un libro, no per una casa editrice ma per sancire il tuo percorso di crescita, la tua tesi di laurea. Essendo strettamente connessa con la nascita del blog, spazio instagram, chiamiamolo come si vuole…ho deciso di proporla a puntate su Calabria Semplice, così per farti conoscere meglio e da un altro punto di vista Reggio Calabria, la mia città d’adozione che amo profondamente.

Per cui inizieremo questo viaggio a puntate in cui vi proporrò alcuni parti del mio lavoro, dando il mio piccolissimo contributo in un momento dove vi invito ad impiegare un po’ di questo tempo ritrovato per leggere…

Un ultima premessa, laddove vorreste utilizzare alcune parti del mio lavoro ne sarò felice ma ricordatevi sempre di citare le fonti. Sarà comunque mia premura fornire una completa bibliografia e webgrafia per chi volesse approfondire questi argomenti.

Buon viaggio e buona lettura

P_20180106_150322_vHDR_Auto_1

UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO SU REGGIO CALABRIA.

PATRIMONIO DI VOCI A TUTELA DEL MOSAICO IMPERFETTO

Tesi di laurea di: Lucia Bartucca

Introduzione

Prima di iniziare questo lavoro non ero mai stata a Reggio Calabria e sicuramente questo è uno dei principali motivi per cui l’ho scelta. L’essere estranea a questo luogo mi ha permesso di osservarlo dall’interno ma sempre con il giusto distacco in quanto non avevo memorie o ricordi che questa città poteva in me risvegliare e di conseguenza influenzare la mia ricerca.

La mia porta d’accesso alla città, la mia primaria fonte d’informazione sono state le persone, le loro storie. Tuttavia prima della mia partenza per Reggio Calabria c’è stato un grande lavoro di studio teorico sull’antropologia urbana e questo percorso occupa il primo capitolo della mia tesi dal titolo “Introduzione alla ricerca urbana: le scienze sociali e lo studio della città” dove si parla della Scuola di Chicago attraverso due dei suoi principali esponenti Robert E. Park e Louis Wirth, degli studi del Rhodes Livingstone Institute, della città teatro di Goffman e per concludere alcuni esempi dell’esperienza italiana sullo studio delle città. Nel secondo capitolo “Reggio Calabria: un approccio multidisciplinare sulla città” cerco invece di delineare un’immagine della città che spazia dalla storia alla geografia, dall’urbanistica all’economia e che mi ha permesso di approfondire diversi elementi che influenzano la vita della città tra voci della cultura amministrativa e di altri settori. Il terzo capitolo “Il luogo e il suo racconto. Costruire patrimonio attraverso le voci” è quello dedicato al luogo e al suo racconto «dove una qualsiasi porzione dello spazio […] diventa un luogo vero e proprio se acquista un’identità per le persone e diventa un riferimento e un contenitore significativo delle loro pratiche di vita. Quando la gente che ci vive o lo frequenta sviluppa quello che qualche volta viene chiamato senso del luogo […]1».

«Ogni persona ha una mappa mentale che collega la memoria di episodi vissuti a dei luoghi precisi: i luoghi delle emozioni, delle avventure indimenticate, i luoghi dei primi incontri amorosi, delle vittorie sportive, delle sconfitte, dei successi. Ogni luogo ha un odore, emana il senso sconvolgente del ricordo anche dopo anni e anni2». Un particolare luogo può generare un’emozione o una storia, come succede ad Alessandra, giovane donna reggina, quando le chiedo di parlarmi del quartiere dove è nata e cresciuta.

ALESSANDRA: Il mio quartiere è la città, ha da un lato la montagna, dall’altro il mare, quindi immerso nella natura. Sicuramente però è cambiato. Parecchi amici sono andati via, chi per lavoro, chi per un futuro migliore, chi per un cambio di vita radicale. Adesso come è giusto che sia c’è la nuova generazione ed io ho avuto la fortuna di crescere in un quartiere circondato da università e quindi pieno di giovani che spero possano far crescere in meglio la città.

A seconda di chi sia il mio interlocutore, la mappa della città si modifica in quanto lo stesso luogo avrà un senso diverso da una persona all’altra anche se il paragone tra passato e presente non manca quasi mai.

A chi leggerà questo mio lavoro voglio dire che questo è il mio personale tentativo nel cercare di apprendere l’approccio antropologico nello studio della città su cui ho ancora molto da imparare. Le mie scelte personali hanno scaturito questa immagine di Reggio Calabria e per quanto come ricercatrice abbia cercato di comprendere le mappe mentali dei miei interlocutori, al termine del mio lavoro mi sono accorta di avere costruito una mia mappa mentale prendendo delle strade piuttosto che altre.

1 Scarpelli, F. introduzione in Scarpelli, F. (a cura di), 2009, Il rione incompiuto, Roma, Cisu, p.42.
2 Turri, E., 1998, Il paesaggio come teatro. Dal territorio vissuto al territorio rappresentato, Venezia, Marsilio, p. 152.

CAPITOLO 1

INTRODUZIONE ALLA RICERCA URBANA: LE SCIENZE SOCIALI E LO STUDIO DELLA CITTA’

Robert Ezra Park: investigare il comportamento umano in ambiente urbano

La ricerca urbana deve l’inizio della sua popolarità alla Scuola di Chicago. Infatti è dalla città che si affaccia sul lago Michigan che a inizio ‘900 nascono le prime riflessioni sociali su questo argomento e grazie al lavoro di diversi sociologi dell’Università di Chicago, tra il 1915 e il 1930 furono prodotte un gran numero di etnografie.

Uno dei maggiori esponenti della Scuola di Chicago è Robert Ezra Park, il quale, prima d’incominciare i suoi studi urbani presso l’Università di Chicago, aveva già una pluriennale esperienza in campo giornalistico. Tuttavia il giornalismo non lo soddisfa appieno perciò decide inizialmente d’iscriversi ad Harward per studiare filosofia e successivamente di proseguire i suoi studi in Germania dove consegue il dottorato con una dissertazione sul comportamento collettivo. Tornato in America, mette da parte il mondo accademico per dedicarsi al ruolo di agente pubblicitario dell’Associazione per la riforma del Congo e per occuparsi delle relazioni razziali sul territorio americano. È grazie a quest’ultimo impegno che durante un convegno internazionale sul problema razziale, Park incontra Thomas1 fondatore del Dipartimento di Sociologia e Antropologia dell’Università di Chicago, il quale lo invita a lavorare con lui.

Dal punto di vista di Park, la città non deve essere guardata come un mero insieme di persone e comportamenti sociali ma come un’istituzione: «the point is that an institution is a section of corporate human nature plus the machinery and the instrumentalities through which that human nature operates2». Da questo concetto d’istituzione è possibile pensare la città come the place and the people, with all the machinery, sentiments, customs, and administrative devices that go with it, public opinion and street railways, the individual man and the tools that he uses, as something more than a mere collective entity. We may think of it as a mechanism – a psychophysical mechanism – in and through which private and political interests find corporate expression. Much of what we ordinarily regard as the city – its charters, formal organization, buildings, street railways, and so forth – is, or seems to be, mere artifact. However, it is only when and in so far as these things, through use and wont, connect themselves, like a tool in the hand of a man, with the vital forces resident in individuals and in the community that they assume the institutional form. As the whole the city is a growth. It is the undesigned product of the labors of successive generations of men3.

La città possiede un’organizzazione sia morale che fisica e queste due interagiscono tra loro modificandosi l’una con l’altra. Normalmente si viene impressionati dalla struttura di una città poiché rappresenta qualcosa di più facilmente visibile, tuttavia ciò che noi siamo in grado di vedere trae le sue basi dalla natura umana di cui la città è espressione. La città perciò è determinata dalla natura umana ma anche dallo urban plan ovvero dal piano urbano che detta le linee guida sia al pubblico che al privato in materia di pianificazione. La geografia fisica del territorio e le infrastrutture che lo attraversano contribuiscono a determinare in anticipo quel che sarà uno urban plan più definitivo, mentre la distribuzione della popolazione tende ad essere controllata dall’andamento dell’economia. Gli abitanti della città trasmetteranno le proprie qualità umane al loro quartiere di appartenenza e in questo caso, l’entità spaziale che più ci aiuterà ad analizzare questo fenomeno è il vicinato ossia «a locality with sentiments, traditions, and a history of its own4». I contatti di vicinato e prossimità costituiscono la forma più semplice ed elementare nell’organizzazione della vita di città. Il vicinato esiste senza una formale istituzione e Park ritiene debba essere studiato per ciò che in generale può rilevare sul comportamento umano e la natura umana. Altro elemento per l’analisi che introduce Park è quello delle vocational classes and vocational types. La città da sempre è vista come il luogo in cui le persone hanno la possibilità di scegliere la propria vocazione e di sviluppare i propri talenti individuali, dove la competizione personale tende a selezionare per ogni compito speciale l’individuo migliore per svolgerlo.

La competizione, la preparazione a svolgere una mansione presso le scuole professionali e successivamente sul luogo di lavoro sono elementi che oltre ad avere una funzione selettiva, enfatizzano le differenze individuali. Tutto questo porta a rompere o modificare (a seconda dei casi) la vecchia organizzazione della società che era basata sui legami familiari e le associazioni locali (culturali, di classe, ecc.).

In città, ogni attitudine, anche quella a mendicare, tende ad assumere il carattere di una professione. L’effetto del seguire le proprie vocazioni e della divisione del lavoro è quello di produrre non dei gruppi sociali ma dei tipi vocazionali. Questo porta alla nascita, per esempio, di organizzazioni di lavoratori formate da persone che svolgono la stessa occupazione. Questa forma di associazione differisce dal vicinato che si basa invece sulla contiguità e sui legami di solidarietà.

Quello che la città moderna va a modificare non tocca solo la sfera più personale dell’individuo, anche la dimensione spaziale è attraversata da profondi cambiamenti. I moderni mezzi di trasporto e comunicazione – la ferrovia elettrica, l’automobile e il telefono – hanno cambiato rapidamente l’organizzazione sociale e industriale della città odierna. Mutamenti in campo industriale da cui ne deriva una differenziazione nella distribuzione della popolazione e un influenza diretta su abitudini, sentimenti e il carattere della società urbana.

Park arriva ad affermare che tutte queste trasformazioni della città moderna hanno indotto le persone a vivere come in una grande albergo, dove ci s’incontra ma non si conosce niente l’uno dell’altro. Le relazioni poco profonde tra le persone inducono a determinare lo status di un individuo non attraverso la sua conoscenza diretta ma piuttosto tramite un’analisi superficiale del suo stile e del suo atteggiamento. Una città che sviluppa sempre più il processo di segregazione e che induce perciò ad osservarla come un mosaico di piccoli mondi che si toccano ma che non si fondono.

Questi fin qui delineati sono alcuni degli input che Park ci consegna per lo studio in ambito urbano, in sintesi «the city shows the good and evil in human nature in excess. It is the fact, perhaps, more than any other which justifies the view that would make of the city a laboraratory or clinic in which human nature and social processes may be most conveniently and profitably studied5». Il laboratorio che io ho scelto è Reggio Calabria, la cui forma e immagine è analizzata non solo prendendo in considerazione la struttura fisica ma anche i processi sociali che avvengono al suo interno in modo tale da dare un significato ad ogni piccolo mondo che farà parte del mio mosaico.

Continua alla prossima puntata…

1 Fondatore del Dipartimento di Sociologia e Antropologia presso l’Università di Chicago, fu uno dei primi a comprendere l’importanza del punto di vista delle persone all’interno di un contessto e per raggiungere tale scopo si fece promotore dell’uso di documenti come diari personali e storie di vita. Tra le sue opere più importanti ricordiamo Il contadino polacco in Europa e in America, 1968, Milano, Edizioni di Comunità.
2 Park, R. E., 1915, The City: suggestions for the investigation of human behavior in the city environment, The American Journal of Sociology, Volume XX, Number 5, Chicago, University of Chicago, p. 577.
3 op. cit., p.577-578.
4 op. cit., p.579.
5 op. cit., p.612.

Reggio Calabria, la città che profuma di bergamotto. Storie e virtù di un frutto magico…

Chiunque decida di intraprendere un viaggio conoscitivo a Reggio Calabria il suo percorso sarà destinato ad intrecciarsi con il bergamotto. Ma che cos’è il bergamotto?

Il bergamotto è un agrume di colore giallo e la sua coltura è localizzata in provincia di Reggio Calabria nella fascia costiera che va da Villa S. Giovanni a Gioiosa Ionica. Non sforzatevi nel tentativo di piantarlo altrove, ci hanno provato in molti ma con scarsi risultati, il bergamotto è felicemente accasato per l’eternità nella fascia costiera reggina. Esso fruttifica tra novembre e marzo e ne esistono di tre varietà denominate Femminello, Castagnaro e Fantastico. 

Il periodo in cui ha inizio l’estrazione dell’essenza del bergamotto è attestato intorno alla metà del XVII secolo. Per molto tempo l’estrazione viene effettuata tramite il processo manuale “a spugna” che consiste nel tagliare i frutti a metà, toglierne la polpa e comprimere con movimento rotatorio la scorza contro una spugna naturale in modo da farne uscire l’essenza.

Nel 1840 Nicola Barillà introduce il primo sistema meccanico di estrazione dell’olio di bergamotto ma è nel 1844 che mette a punto quella che prende il nome di “macchina calabrese” il cui sistema di estrazione si basa sull’abrasione della superficie del frutto.

Macchina_calabrese

Macchina Calabrese – Immagine dal web

Oggi questo processo avviene tramite moderni macchinari dotati di grattugie d’acciaio.

Fotografie realizzate presso l’azienda Capua 1880 in Loc. San Gregorio, Reggio Calabria durante i lavori di stesura della mia tesi di laurea

Le ipotesi sulle origini di questo agrume sono molte, c’è chi afferma l’abbia introdotto in Europa Cristoforo Colombo di ritorno da uno dei suoi viaggi e chi gli attribuisce provenienza turca dove esiste una varietà di pera denominata bergamotta. L’ipotesi più accreditata resta quella che il bergamotto deriva da una mutazione spontanea di un altro agrume e che ben si è adattato al microclima reggino.

Per quanto concerne il suo utilizzo, l’essenza di bergamotto è adoperata soprattutto dall’industria profumiera, in primis quella francese che ne è la maggiore importatrice. Il bergamotto è impiegato con successo anche in gastronomia come aroma naturale nella produzione di dolci, liquori, the e bibite e come principio attivo nel settore farmaceutico. Tuttavia è da rimarcare anche la presenza di botteghe attive nella realizzazione di manufatti artigianali con le bucce del bergamotto.

Un frutto prezioso, dalle grandi potenzialità economiche che nel 1999 ha visto riconoscersi anche la DOP (Denominazione Origine Protetta).

Bibliografia:
Amato, P., 2004, Storia del bergamotto, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni;
Spanti, S., 2013, Bergamotto. Una miniera d’oro verde, Roma, Asterisk Edizioni Media,
Consorzio del Bergamotto, 2002, Il bergamotto di Reggio Calabria, Reggio Calabria, Laruffa Editore.

A toccare il cielo con un dito in cima al Castello Aragonese…

Stai passeggiando per la città ed all’improvviso davanti ai tuoi occhi un castello a rievocare in te la magia delle fiabe e per dirla come direbbe Ariosto “le dame, i cavallier, l’armi, gli amori…”.

p_20180105_113350_vhdr_autop_20180105_113334_vhdr_auto

Il Castello di Reggio Calabria nonostante prenda il nome di “aragonese” ha origini ben più antiche, fonti storiche fissano un’ipotetica data di costruzione tra il 536 e il 549 per opera bizantina. Nel corso dei secoli il castello fu interessato a vari interventi di ampliamento soprattutto durante il dominio Aragonese, periodo in cui vennero erette le due torri merlate ancora oggi esistenti. Nel 1869 in seguito all’Unità d’Italia e con l’emanazione del nuovo piano regolatore ci fu chi ne propose l’abbattimento per dare spazio alla creazione di una grande piazza, ne seguì una parziale demolizione ed ulteriori danneggiamenti provocati dal devastante terremoto del 1908. Successivamente il Castello fu nuovamente vittima sacrificale dei piani urbanistici della città e fu soggetto ad ulteriori demolizioni per collegare Via Aschenez con Via Cimino.

p_20180830_121524_vhdr_onp_20180830_115040_vhdr_on

Tuttavia anche se gran parte della struttura originaria si è persa nei corsi dei secoli, il Castello Aragonese non è assolutamente da considerarsi un semplice monumento ubicato al centro di una piazza; dall’alto delle sue torri merlate è possibile godere ancora di una delle viste più belle e panoramiche sulla città, un luogo di passaggio di cittadini e turisti, una maestosità pacata ed elegante in mezzo al “disordine” urbanistico di questa città dove basta poco per toccare il cielo con un dito…

 

Una storia di quartiere: il mio incontro con San Gaetano Catanoso…

Da quando frequento la città di Reggio Calabria sono entrata in diverse chiese per motivi differenti, vuoi perché ero attratta dalla struttura, vuoi per la “fama” oppure semplicemente ero di passaggio e volevo conoscere un “pezzo” in più di questa città. Al Santuario di San Gaetano Catanoso ci arrivo per una mia scelta personale dopo averne sentito parlare da un caro amico del posto. Il Santuario si trova nel quartiere Spirito Santo di Reggio Calabria ed esternamente si presenta come un edificio dalle linee semplici dove nei pressi dell’entrata si colloca la statua di San Gaetano Catanoso come a voler ricordare che si sta entrando nella sua casa.

P_20180831_123631_vHDR_On_1

Sono entrata anch’io nella casa di San Gaetano accompagnata da una gentilissima suora che ha risposto a tutte le mie domande sul Santo che emozionata guardavo riposare nella sua collocazione che lo rende visibile a tutti i fedeli.  Di fronte alla navata centrale spicca l’immagine del Cristo e sulla sinistra delle splendide vetrate a mosaico multicolore. Vetrate colorate che ritroviamo anche sulla parte alta dell’edificio.

P_20180831_122106_vHDR_On_1

IMG_20180831_224700_963P_20180831_122152_vHDR_On_1

P_20180831_122804_vHDR_On

A fianco del Santuario sono visitabili anche le stanze dove il Santo ha vissuto il suo ultimo periodo di vita e di cui le Suore Veroniche (congregazione da lui stesso fondata) si prendono preziosa cura.

La sensazione che ho avuto entrando in questo luogo è di varcare la soglia di una casa reggina e non di una chiesa, percezione che non ho avuto in nessun’altra delle chiese di Reggio Calabria che ho visitato fino ad oggi. Non so se questo sia dovuto all’emozione di trovarsi davanti ad un vero Santo, oppure il fatto di avere ascoltato tutti i bei progetti che ha realizzato in vita, i miracoli…

La sorpresa più bella resta sicuramente quella di aver trovato, in un quartiere dove pensavo non ci fosse nulla, una storia, una persona che anche se adesso non c’è più deve rendere orgogliosi non solo i residenti locali ma tutta la città di Reggio Calabria. E sono proprio le belle storie che creano un legame più forte con un luogo e ti fanno sentire la necessità di ritornare.

Nel congedarmi ho confidato alla mia generosa guida il desiderio che il Santo faccia qualcosa per la città, questa la sua risposta “lui fa già molto”. Ragionando su questa affermazione ti accorgi che è proprio così, per chi crede rappresenta un esempio da seguire, per chi no, la curiosità e la voglia di capire il simbolo attorno al quale ruota la vita di una comunità e che crea il senso del luogo.

Invito ad approfondire la vita di San Gaetano Catanoso in questo dettagliato articolo del Dott. Domenico Guarna: https://ilgiardinodimorgana.wordpress.com/2017/04/07/una-breve-riflessione-su-padre-catanoso/

Per quanto mi riguarda vi do appuntamento alla prossima storia…

 

Tracce d’archeologia industriale a Reggio Calabria: l’Arenella

IMG_0294

La Calabria è un luogo meraviglioso e sa sempre coglierti di sorpresa la stessa che ho provato la mia prima volta a San Gregorio. I miei studi mi avevano condotto in questo rione di Reggio Calabria ma non sapevo che mi sarei trovata davanti importanti testimonianze del passato industriale di questo territorio : l’ Arenella, il vecchio stabilimento per l’estrazione dell’essenza del bergamotto. Purtroppo è stato un vero peccato vedere questo sito abbandonato a se stesso in quanto con un giusto percorso di valorizzazione potrebbe essere un elemento attrattore per tutti coloro interessati all’archeologia industriale o per chi semplicemente è interessato alla storia del proprio territorio.

Qui potrete vedere resti di strumentazioni molto rari da trovare nel resto d’Italia, anzi forse presenti solo qui ed in Inghilterra. Vi lascio con le immagini di quel che resta di questo passato industriale che molti “snobbano” ma che è lì immobile a testimoniare che la Calabria non era una regione arretrata anzi…

 

 

Reggio Calabria

Reggio Calabria è la città più estesa e popolosa della Calabria. Una città a cui la natura ha fatto molti doni: panorami da cartolina, preziosi frutti, clima mite quasi tutto l’anno , testimonianze artistiche e storiche di grande pregio. Famosi visitatori del passato hanno lasciato magnifiche parole a voler sottolineare la grande bellezza di questo territorio come Gabriele D’Annunzio che ha definito il Lungomare di Reggio il chilometro più bello d’Italia.

IMG_2239

Per iniziare l’esplorazione occorre ovviamente mettersi in viaggio perciò come arrivare a Reggio? L’opzione più pratica è sicuramente l’aereo prenotando un comodo volo di linea, charter o low-cost direzione Aeroporto dello Stretto. Reggio Calabria è raggiungibile anche in treno, per verificare le opzioni di viaggio consultate il sito Trenitalia. Altra alternativa resta la macchina percorrendo la Salerno-Reggio Calabria. Per chi è già in Calabria, per esempio sei in vacanza a Tropea o Pizzo, io consiglio di provare l’esperienza di raggiungere la città con il treno regionale, godrete di panorami unici: insenature magiche, uliveti, agrumeti e tutto ciò che il vostro sguardo sarà in grado di cogliere…

IMG_1210

Cosa visitare a Reggio? Sicuramente nel vostro itinerario non potrà mancare il Museo Archeologico Nazionale dove ad attendervi troverete i Bronzi di Riace e tanti altri reperti archeologici.

La città però è anche un vero e proprio museo a cielo aperto: le Terme Romane in Via Marina, il Castello Aragonese situato nell’omonima piazza Castello, le originali sculture dell’artista Rabarama sul Lungomare.

P_20180105_113350_vHDR_Auto

Ma dopo tanto camminare vi sarà venuta nel frattempo una gran fame e il delizioso profumo della cucina delle donne reggine vi ricorderà che è arrivata l’ora di pranzo e che ne dite di un bel piatto di pasta con pesce spada e pomodorini freschi?

Comunque che scegliate un primo di pesce o altre leccornie l’importante è che non vi dimentichiate del dolce: un gelato da Cesare sul Lungomare non dovete farvelo scappare e perché no magari al gusto di bergamotto!

A questo punto vi chiederete ma cos’è il bergamotto? Il bergamotto è l’oro verde di Reggio Calabria, un agrume che fruttifica solo nella provincia di Reggio (…e pensate in nessuna altre parte del mondo!!!) con cui i pasticceri reggini hanno creato dolci dal sapore unico e speciale assolutamente da provare!

Bergamotto

Ma il vero elemento identificativo di questo luogo è quella fascia di territorio che si estende tra la via Marina e il Lungomare che attraverso i secoli è stato ed è il biglietto da visita di questa città, il primo luogo che incontri quando arrivi, l’ultimo che lasci quando te ne vai; è la terrazza sul mare di Reggio Calabria.

IMG_0029

Il Lungomare prende il nome di Italo Falcomatà sindaco della città tra il 1993 e il 2001 ed è grazie al suo impegno se oggi reggini e turisti possono godere di questo posto magnifico dove ognuno è libero di fare quello che più gli piace: una semplice passeggiata, ritrovarsi con gli amici, fare attività sportiva all’aria aperta oppure semplicemente godersi i mille colori del tramonto sullo Stretto e lanciare un saluto alla bella Sicilia lì di fronte…

Lucia_Bartucca.jpg (3)

Finito il vostro giro in città ritagliatevi del tempo per arricchire il vostro itinerario con delle escursioni nella provincia reggina: una gita in Aspromonte, una visita al pittoresco borgo di Pentedattilo e alla Villa Romana di Casignana, uno dei siti archeologici più importanti della Calabria che quasi nessuno conosce, una vera e propria Pompei in terra di Calabria in ottimo stato conservativo. Gli itinerari che potrete creare partendo da Reggio sono tanti, io ne ho citati solo alcuni anche perché presto vi parleremo anche di loro…

Tuttavia quando arriverete in Calabria per la vostra vacanza, che sia inverno, che sia estate partite con tanta voglia di conoscere e esplorare luoghi nuovi e uno di questi la prossima volta siamo sicuri potrebbe essere proprio Reggio Calabria!!!

Non resta che salutarvi al prossimo post e augurarvi…buon viaggio!!!

Il Maestro ed il bergamotto: incontro con Angelo Musolino

Ho conosciuto Angelo Musolino prima che di persona per la sua fama come pasticcere; le mie prime volte a Reggio Calabria chiedevo alle persone una buona pasticceria dove gustare dei buoni dolci al bergamotto ed è così che sono finita alla pasticceria “La Mimosa”. Finalmente però è arrivato anche il giorno di conoscere il maestro anche di persona ed il nostro incontro avviene presso il suo laboratorio in piazza Sant’Anna in Reggio. La mia prima domanda ovviamente è sul dolce che lui stesso ha ideato, la torta bergamotta, su come è nata l’idea per questa creazione ed Angelo mi risponde che l’intento era quello di “creare un dolce che rappresenti il territorio” identificabile quasi come un souvenir per chi arriva a Reggio e cerca qualcosa da poter acquistare come ricordo gastronomico della città. Dal nome della torta intuirete che l’ingrediente principe di questo dolce è il bergamotto di Reggio Calabria che con le sue frizzanti note aromatiche arricchisce tutte le preparazioni in cui viene utilizzato.

IMG_8772

La torta bergamotta

Il maestro Musolino apre il suo il suo laboratorio di pasticceria nel 1985 e successivamente il punto vendita aperto al pubblico la pasticceria “La Mimosa” nel 1992. Durante il nostro interessante dialogo ho appreso che non ci si sveglia pasticceri, dietro questo mestiere c’è fatica e duro lavoro, molti giovani invece oggi sottolinea Angelo sono attratti dai vari reality che si vedono in televisione e pensano che la notorietà sia dietro l’angolo ma non è così, prima di decidere se il lavoro del pasticcere è quello giusto bisogna sporcarsi le mani in laboratorio, fare stage, offrirsi come apprendisti; una volta fatta questa esperienza e compreso il sacrificio che solo una grande passione ti da la forza di percorrere si potrà decidere d’iscriversi ad un corso dove formarsi.

IMG_0266

Il Maestro Angelo Musolino

Altro punto che ho voluto trattare con Angelo è il ruolo dei pasticceri professionisti come lui potrebbero ricoprire nella promozione della città ed in questo caso mi viene detto che tramite l’Apar (Associazione Pasticceri Artigiani Reggini) di cui è presidente sono state organizzate varie manifestazioni per muovere l’arte pasticcera reggina, tuttavia gli artigiani che nel laboratorio hanno il loro “habitat” naturale non disdegnano anzi hanno piacere di essere coinvolti in iniziative che possono aiutare a promuovere una tradizione, una professione che a modo suo è anche questa storia della città.

IMG_20180116_132559_040

Paste di mandorla

Per conoscere meglio il lavoro del maestro Musolino vi invito a visitare il sito: http://www.pasticcerialamimosa.it

Benvenuti al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Un viaggio tra le bellezze della Magna Grecia ma non solo…

Per molti è uno dei principali motivi per cui visitare Reggio Calabria, per altri la degna conclusione in seguito all’esplorazione delle varie bellezze della città, per altri ancora luogo dove poter perfezionare i propri studi storici; qualsiasi sia il motivo che vi conduce fino a qua non ne resterete delusi! Un museo che in seguito alla sua riapertura dopo i necessari interventi di ristrutturazione ci regala un palazzo Piacentini dal design moderno, con ampi spazi luminosi dove i reperti sono ben disposti ed accompagnati da supporti digitali e dettagliate descrizioni sia in lingua italiana che inglese.

La nuova struttura non ha niente da invidiare ad altri musei nazionali ed internazionali più conosciuti ed ospita pezzi di grande valore ricchi di bellezza e storia. La Magna Grecia d’improvviso si materializza davanti ai vostri occhi: oggetti di vita quotidiana, mosaici, vasellame, ornamenti, epigrafi…una lezione di storia dove le immagini dei libri finalmente prendono forma! Palazzo Piacentini stesso sorge su di un luogo “impregnato” di storia considerando il fatto che sotto le sue fondamenta sono state rinvenute catacombe ellenestiche.

Adesso però è ora di cominciare la nostra visita…

L’esposizione si articola su quattro piani, un viaggio che dal Paleolitico giunge fino all’età tarda romana, una narrazione che prende vita attraverso preziosi reperti provenienti da tutta la Calabria ed una sezione dedicata alla città “Rhegion” al pianterreno dove la vostra attenzione verrà sicuramente catalizzata verso lo splendido mosaico del II-III a.C. rinvenuto nel 1908 presso palazzo Guarna in seguito al devastante terremoto che colpì la città.

P_20170820_142815_vHDR_Auto

Sicuramente i protagonisti indiscussi del museo restano però loro, i Bronzi di Riace, collocati al primo piano inferiore in una sala dotata di un sofisticato sistema di climatizzazione per proteggerli dalla corrosione. Le due statue poggiano su basi portanti antisismiche progettate a difesa dei due guerrieri di bronzo più famosi nel mondo…

L’accesso alla sala dei Bronzi avviene a piccoli gruppi previo processo di decontaminazione nella saletta antecedente. I Bronzi, rivenuti dal mare nell’agosto del 1972, attirano ogni anno migliaia di turisti e speriamo continuino a fare da traino all’interno del grande progetto di valorizzazione dei beni culturali di questa città, un percorso che comincia all’esterno (le mura greche della Via Marina, le Terme Romane, l’area sacra del Parco archeologico Griso-Laboccetta, gli scavi di Piazza Italia…) e culmina all’interno del museo (o viceversa). Un museo quindi che oltre ad essere un luogo d’incontro e conoscenza, cerca di mettere insieme i vari frammenti della storia disseminati all’interno della città.

Per rimanere aggiornati sugli eventi, le mostre temporanee e tanto altro potete connettervi con la pagina social del museo: www.facebook.com/MuseoArcheologicoRC

…buon viaggio!!!

Archeottrekking urbano a Reggio Calabria: la città che non ti aspetti…

 

P_20180109_144512_vHDR_On

Ci sono vari modi per entrare in contatto con una città, sicuramente se abbiamo scelto di visitarla è perché qualcosa o qualcuno ci ha inspirato nel farlo. Se la città oggetto del vostro desiderio è Reggio Calabria oggi vi propongo un modo nuovo e coinvolgente per esplorarla, si tratta dell’Archeotrekking ideato dall’Ass. “Il Giardino di Morgana”. Un percorso fuori dai soliti schemi prettamente per turisti, guidati dal giovane e preparato Domenico Guarna, il nostro itinerario alternativo a Reggio Calabria inizia da via Giulia, un nome che già in sé rievoca un sapore di antica Roma…

P_20180108_091524_vHDR_Auto

Il viaggio urbano nella città si sviluppa a tappe, le cui “stazioni” sono tutti punti di elevato interesse storico-paesaggistico. Faccio una premessa, i racconti di Domenico tra una tappa e l’altra sono coincisi e dettagliati il tutto a sottolineare come il percorso procede fluido ed anche laddove non siate appassionati di storia, potrete concentrarvi sulla fotografia: gli scorci paesaggistici che incontrerete saranno di grande bellezza!

 

P_20180105_113350_vHDR_Auto

Da che cosa si differenzia questo Archeotrekking dal solito giro con guida turistica? Innanzitutto si tratta di un’idea originale a conferma che fare trekking non è appannaggio esclusivo della montagna. Secondo è un’attività di eco-turismo che intercetta non solo persone che provengono da fuori ma anche i reggini stessi che molto spesso presi dalla frenesia della quotidianità non riescono ad apprezzare il bello che li circonda frutto di una storia millenaria. Terzo punto ma fondamentale, la grande passione con cui Domenico ci racconta la sua città, cercando di farla diventare anche nostra.

P_20180108_103241_vHDR_Auto

P_20180108_103910_vHDR_Auto

Allora vi ho incuriosito abbastanza e volete sapere il prossimo appuntamento dell’Archeotrekking in città? Collegatevi al sito http://www.ilgiardinodimorgana.it oppure seguite l’attività dell’associazione sui social.