Passeggiata a Santa Maria del Bosco alla scoperta di San Bruno…

Il bello della Calabria sta nel poter passare dal mare alla montagna e viceversa senza stravolgere la propria vacanza ed è quello che abbiamo fatto io e la mia famiglia quando ci siamo recati a Serra San Bruno. Una visita particolarmente interessante dove sono stata rapita soprattutto dalla quiete del luogo, visitato da molti pellegrini ma anche da semplici curiosi o da chi cerca un luogo immerso nel verde per respirare aria fresca e pura. La prima tappa è stata una passeggiata intorno alla Certosa, immersa tra maestosi alberi secolari che conferiscono bellezza ad un luogo dove il silenzio permette una contemplazione attenta e rilassante allo stesso tempo. La Certosa è abitata ancora oggi da frati e custodisce al suo interno un interessante Museo aperto al pubblico.

Spostandosi di poco si giunge invece alla Chiesa di Santa Maria del Bosco dove è vissuto San Bruno di Colonia, immersa in uno splendido bosco; accanto vi si trova la grotta dove il Santo era solito pregare ed un laghetto con al centro una statua che lo raffigura inginocchiato sull’acqua.

Un posto veramente suggestivo anche per chi non è attratto dai luoghi della fede, per chi vuole vedere una Calabria diversa dalla solita località di mare ed anche un voler sottolineare la potenzialità di questo splendido territorio aperto ad ogni tipo di turismo: naturalistico, religioso, archeologico e tanto altro ancora.

Serra San Bruno è raggiungibile da nord – uscita Pizzo Calabro, quindi proseguire sulla SS 110, da sud – uscita Serre, quindi SS 182. Da Soverato – percorrendo la SS 182 e SS713 Trasversale delle Serre. Da Monasterace SS 110, passando da Stilo e Bivongi. Da Marina d(Fonte: http://www.visitserrasanbruno.it/come-arrivare/)

La patata della Sila

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La patata della Sila è un’altra eccellenza della Calabria a cui è stata riconosciuta l’ IGP (Indicazione Geografica Protetta). Questo tubero cresce nell’Altopiano della Sila e comprende i seguenti territori: Acri, Aprigliano, Bocchigliero, Celico, Colosimi, Longobucco, Parenti, Pedace, Rogliano, San Giovanni in Fiore, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, in provincia di Cosenza ed i comuni di Albi, Carlopoli, Cicala, Confluenti, Decollatura, Magisano, Martirano, Martirano Lombardo, Motta S.Lucia, Serrastretta, Sorbo San Basile, Soveria Mannelli, Taverna in provincia di Catanzaro. (Fonte: Consorzio Patata della Sila)

Questo tipo di patata si presta ad ogni tipo di preparazione ed è consigliata soprattutto per la frittura. Il clima della Sila secco d’estate e freddo d’inverno, le acque sorgive presenti sul territorio e la quasi totale assenza di agenti inquinanti nelle zone in quanto la coltivazione avviene in aree prive di attività industriale, fanno si che questo prodotto non debba essere sottoposto ad eccessivi trattamenti antiparassitari. La patata della Sila è rinomata sopratutto per le sue proprietà organolettiche e per le sue ottime capacità di conservazione.

La patata è protagonista in cucina, come dimostrano le tantissime ricette della tradizione, dalla gustosissima pasta con patate e zucchine alle frittelle; inoltre anima le tante sagre di molti piccoli paesi calabresi che attirano ogni anno molti turisti in occasione di questo tipi di eventi.

Maggiori informazioni sulla patata della Sila sono disponibili sul sito del Consorzio: www.patatadellasila.it .

Alla scoperta del centro di recupero tartarughe di Brancaleone

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È una calda mattina di luglio quando decido di fare visita al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Brancaleone. Ci arrivo in treno da Reggio Calabria e il centro occupa proprio i locali della stazione ferroviaria di Brancaleone, oggi dismessi, e concessi dal Comune all’associazione Naturalmente Brancaleone, che si occupa appunto del recupero e la riabilitazione di tartarughe marine in difficoltà. Brancaleone si trova all’interno della cosiddetta “Costa delle Tartarughe”, i 36 km che rappresentano il sito di nidificazione più importante d’Italia, in quanto l’82% dei nidi italiani di Caretta caretta sono deposti qui. Vengono a deporre le uova in questo territorio perché è qui che sono nate; le tartarughe caretta-caretta sono dotate infatti di un’ ottima memoria e percorrono migliaia di chilometri per tornare in questi luoghi.

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Esse depongono le uova a 50 cm di profondità e il periodo d’incubazione va dai 42 ai 62 giorni. Il sesso delle tartarughe è determinato in base alla temperatura al momento della nascita, sotto i 27° vi sarà un’alta percentuale di maschi, sopra tale temperatura vi saranno più femmine…un fenomeno particolare e che suscita molto la curiosità di noi visitatori del Centro! Il Centro di Recupero è gestito dall’associazione ambientale no-profit “Naturalmente Brancaleone” e opera tutto l’anno per il recupero e la cura di esemplari in difficoltà. Nei mesi estivi è aperto ai visitatori e si avvale del prezioso aiuto dei volontari che scelgono di fare un’esperienza a contatto con questi meravigliosi animali, volta a stimolare una maggiore sensibilizzazione verso le tematiche ambientali. Qui al Centro arrivano le tartarughe bisognose di cure; che hanno ingoiato un amo da pesca o pezzi di plastica. Fondamentale per questo motivo, mi spiega Tania, la salvaguardia delle aree marine e il buon senso delle persone a non inquinare la costa, ma soprattutto la sensibilità dei pescatori che in caso di cattura accidentale di una tartaruga dovrebbero chiamarci subito, affinché la tartaruga venga portata nella struttura per essere curata.

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Qui al Centro avviene quindi la cura di queste tartarughe che una volta guarite vengo rilasciate nuovamente in mare. La struttura non dispone di alcun tipo di finanziamento pubblico o privato, e va avanti solo grazie alle attività dell’associazione e al sostegno delle migliaia di persone che vengono a visitare il centro durante l’estate e che lasciano una donazione volontaria, tuttavia è giusto che valori come la salvaguardia della flora e della fauna vengano sostenuti a gran voce tutti i giorni dell’anno! Quindi se siete in vacanza da queste parti, fatevi un giro a Brancaleone e venite a conoscere le dolcissime tartarughe caretta-caretta, vi assicuro che ne vale veramente la pena! Ringrazio Tania e tutti i volontari del Centro per la loro gentilezza e cordialità. Per maggiori informazioni questo è il sito del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone: www.crtmbrancaleone.it

L’olio extravergine d’oliva calabrese

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L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti d’eccellenza italiana più conosciuti nel mondo e anche la Calabria nel suo piccolo contribuisce a dare lustro a questo prodotto di altissima qualità. Le piante d’ulivo necessitano di clima mediterraneo e la collina rappresenta il loro habitat ideale; la Calabria beneficia di entrambe queste caratteristiche e questo permette alle varie aziende agricole presenti sul territorio di produrre un olio dalle eccellenti proprietà organolettiche. L’arrivo della coltivazione delle piante d’ulivo in Calabria è attestata intorno all’VIII sec. a.C tuttavia è con l’avvento dell’impero romano che l’olio calabrese inizierà ad essere conosciuto ed apprezzato come uno dei migliori oli del mediterraneo. La qualità dell’olio calabrese è certificata dalle seguenti DOP (Denominazione Origine Protetta):

  • olio extravergine di oliva Alto Crotonese DOP,

  • olio extravergine di oliva Bruzio DOP,

  • olio extravergine di oliva Lametia DOP .

Il territorio di produzione dell’Alto Crotonese DOP comprende Castelsilano (in parte), Cerenzia, Pallagorio, San Nicola dell’Alto, Savelli (in parte), Verzino.

La produzione del Bruzio DOP si estende invece sulla fascia Prepollinica (Acquaformosa, Altomonte, Castrovillari, Frascineto, Firmo, Lungro, Roggiano Gravina, S. Basile, S. Marco Argentano, S. Lorenzo del Vallo, Saracena, Spezzano Abanese, Tarsia, Terranova da Sibari), nella Valle del Crati (Bisignano, Cervicati, Cerzeto, Lattarico, Mongrassano, Montalto Uffugo, Rende, Rota Greca, S. Martino di Finita, S. Sofia d’Epiro, S. Vincenzo La Costa, Torano Castello), sulle Colline Joniche Presilane (Cariati, Calopezzati, Caloveto, Corigliano Calabro, Cropalati, Crosia, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Rossano, S. Cosmo Albanese, S. Demetrio Corone, S. Giorgio Albanese, Scala Coeli, , Terravecchia, Vaccarizzo Albanese) e nella Sibaritide (Cassano allo Jonio, Cerchiara di Calabria, Civita, Francavilla Marittima, Plataci, Villapiana).

Infine il Lametia DOP con i comuni di Curinga, Filadelfia (in parte), Francavilla Angitola (in parte), Lamezia Terme, Maida, S. Pietro a Maida, Gizzeria, Feroleto Antico e Pianopoli.

Il Bruzio DOP , consorzio della provincia di Cosenza è quello che raccoglie più comuni e un’azienda di Vaccarizzo Albanese si è aggiudicata per il 2015 il premio come Miglior Olio Extravergine di Oliva da Agricoltura Biologica al mondo assegnatogli dalla prestigiosa guida internazionale Flos Olei. Un premio che sicuramente aiuterà la Calabria a promuovere questo magnifico prodotto. L’olio extravergine d’oliva è uno dei pilastri della dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità ed è in assoluto uno dei condimenti più sani di cui possiamo disporre in cucina. L’olio d’oliva è ormai diventato anche un alleato per la preservazione della bellezza della persona, in tanti lo utilizzano infatti nella preparazione di cosmetici naturali, per fare massaggi ed impacchi per capelli.

Ma come si degusta un olio DOP ? Io suggerisco di farlo con del buon pane casareccio calabrese, è uno dei modi migliori per esaltarne il sapore ma anche perché no per fare uno spuntino da veri gourmet…provare per credere!

Il bergamotto di Reggio Calabria

Bergamotto

Il bergamotto è un agrume di colore giallo e la sua coltura è localizzata in provincia di Reggio Calabria.

Il periodo in cui ha inizio l’estrazione dell’essenza del bergamotto è attestato intorno alla metà del XVII secolo. Per molto tempo l’estrazione venne effettuata tramite il processo manuale “a spugna” che consiste nel tagliare i frutti a metà, toglierne la polpa e comprimere con movimento rotatorio la

scorza contro una spugna naturale in modo da farne uscire l’essenza.

Nel 1840 Nicola Barillà introduce il primo sistema meccanico di estrazione dell’olio di bergamotto ma è nel 1844 che mette a punto quella che prende il nome di “macchina calabrese” il cui sistema di estrazione si basa sull’abrasione della superficie del frutto. Oggi questo processo avviene tramite moderni macchinari dotati di grattugie d’acciaio.

Le ipotesi sulle origini di questo agrume sono molte, c’è chi afferma l’abbia introdotto in Europa Cristoforo Colombo di ritorno da uno dei suoi viaggi e chi gli attribuisce provenienza turca dove esiste una varietà di pera denominata bergamotta. L’ipotesi più accreditata resta quella che il bergamotto deriva da una mutazione spontanea di un altro agrume e che ben si è adattato al microclima reggino.

Per quanto concerne il suo utilizzo, l’essenza di bergamotto è adoperata soprattutto dall’industria profumiera, in primis quella francese che ne è la maggiore importatrice. Il bergamotto è impiegato con successo anche in gastronomia come aroma naturale nella produzione di dolci, liquori, thé e bibite e come principio attivo nel settore farmaceutico. Vi è anche una discreta presenza di botteghe attive nella realizzazione di manufatti artigianali con le bucce del bergamotto.

Un frutto prezioso, dalle grandi potenzialità economiche che nel 1999 ha visto riconoscersi anche la DOP (Denominazione Origine Protetta).