Il contagio della felicità: Bova, storia di un viaggio

Quando finisce realmente un viaggio? Nel momento in cui rientri al punto di partenza oppure quando smetti definitivamente di avere legami con quel luogo? Di viaggi, di vacanze ne abbiamo scatoloni di ricordi pieni eppure nonostante le “memorie” restino, la parola fine a queste esperienza è stata messa e nemmeno quel souvenir che dalla mensola ti ammicca sognante riesce a farti tornare indietro nel tempo.  Di chi sia la colpa non è dato sapersi; un viaggio come una relazione tra persone ha un inizio e spesso anche una fine tuttavia arriva il giorno in cui il meccanismo si inceppa e finalmente, ma ancora a tua insaputa, stai partendo per il viaggio dei viaggi…

Era il 2019 e quell’anno la pianificazione delle ferie prese rotta per Bova, borgo grecanico della provincia di Reggio Calabria. Mi ero spinta per la costa ionica reggina numerose volte, rimandando quel passaggio nell’entroterra che teneva in serbo per me meravigliose sorprese. Ma finalmente giunse il secondo weekend di agosto e scoppiettante di felicità raggiunsi la stazione di Milano Porta Garibaldi per prendere quell’intercity notte complice perfetto per l’inizio di un’avventura. Il viaggio era lungo, a Roma mi avrebbe raggiunto a bordo un’amica, io intanto mi facevo compagnia con i panorami aldilà del finestrino ed un buon libro. 

Era la mattina dell’undici agosto quando dopo ore ed ore di treno eravamo giunte a destinazione e ci fu il primo incrocio di sguardi con il borgo con le prime immagini che già si imprimevano nella mente…   

Mi immersi in questa nuova quotidianità con naturalezza; le prove della banda musicale del paese per la festa patronale e la parmigiana di Mimmo in forno già dal primo mattino erano la mia nuova sveglia…suoni e profumi nuovi, una piccola ed accogliente casetta in pietra che non era una forzatura ad immergersi in un nuovo contesto ma era tutto splendidamente vero…le pietre non sanno mentire e come un alfabeto se lo interpreti nel modo giusto ci leggerai la storia di Alessandra che ha contribuito a ridare nuova vita a queste case…

Con lo scorrere dei giorni prendevo dimestichezza con il concetto di sostenibilità, una parola finalmente non solamente gettata al vento…

Non avevo più pensieri se non quello di decidere dove godermi l’alba e il tramonto…quelle mattine presto  in Giudecca e l’attesa della sera al castello Normanno; mi nutrivo di storia, di storie ed il continuo camminare mi teneva la coscienza apposto con le mangiate bovesi dove la lestopitta aveva conquistato sensi e palato…mi sentivo viziata e sarei sicuramente risultata scortese nel rifiutare l’immancabile amaro grecanico.

Amavo tutta questa semplicità, il continuo camminare per conoscere ed esplorare, farmi fermare dalla gente del luogo e viceversa…ci studiavamo a vicenda con stima reciproca consapevoli dell’aver bisogno l’uno con l’altro…

Ho sentito spesso parlare di diritto alla felicità, io la sentivo invece più come un bisogno primario, come l’acqua e Bova era diventata la mia fonte dal sapore differente ed unico. Era iniziato il contagio, quello bello; il covid era ancora un emerito sconosciuto…

A qualche anno di distanza questi momenti sono ancora con me così come le persone,..la mente abilmente abbatte qualsiasi distanza geografica.

4 pensieri riguardo “Il contagio della felicità: Bova, storia di un viaggio

  1. Grazie lucia,

    è molto bello il tuo articolo. Riesci a trasmettere tutto quello che
    Bova vuole dare ai suoi viaggiatori. E mi hai contagiato….ripenso ad
    una felicità e spensieratezza che avevamo prima e di cui dobbiamo
    imparare a riappropriarci. Sono i ricordi, le emozioni, quel sottile
    filo che ci lega ai luoghi che “parlano al cuore” e alle persone che
    questo linguaggio lo capiscono…, che ci permetteranno di riuscire in
    questo. Con una maggiore consapevolezza della ricchezza che abbiamo, e
    di cui ci siamo resi conto solo quando ne siamo stati privati. …

    Un abbraccio

    e a presto

    alessandra

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