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La pesca merendella

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Chi non è mai stato in Calabria molto probabilmente non ha avuto ancora il piacere di provare uno dei frutti più buoni che questa magnifica terra ci offre: la pesca merendella. Di dimensioni molto più piccola rispetto alle classiche pesche, la merendella è di colore verde/bianco e la sua dolcezza varia in base al grado di maturazione.

È un frutto estivo, dissetante ottimo consumato fresco al naturale. Si narra che sia stato Alessandro Magno ad introdurlo in Italia, ma è in Calabria, nel territorio del lamentino che ha trovato la sua zona di vocazione.

Se ne conoscono tre qualità che prendono il nome di Madonna di giugno, luglio ed agosto. Il nome ovviamente richiama al mese di maturazione. Vi abbiamo messo un po’ di curiosità? Allora durante il vostro prossimo viaggio in Calabria non dimenticatevi di provare questa prelibatezza!

La lenticchia di Mormanno

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Rispetto ai tanti prodotti tipici di Calabria la lenticchia di Mormanno non è uno dei più conosciuti tuttavia gode di proprietà organolettiche che ne fanno un ottimo prodotto d’eccellenza.

Siamo nella zona del Monte Pollino, ai confini con la Basilicata, qui in passato nel comune di Mormanno ma anche nei comuni vicini come Morano Calabro, erano tante le famiglie che praticavano la coltivazione di questo legume.

La pianta della lenticchia è un arbusto che una volta cresciuto va raccolto e messo ad essiccare al sole per poi ricavarne il prodotto finale. Una lavorazione considerata dalle varie famiglie faticosa e che con il tempo viene messa da parte a favore di culture più redditizie come quella del frumento. Oggi per fortuna la lenticchia di Mormanno è tornata ad essere protagonista di questo territorio in quanto è stata riconosciuta un’ottima fonte di ferro per il nostro organismo ed inoltre al contrario degli altri legumi cuoce in pochissimo tempo. Deliziosa consumata da sola con un filo di olio extravergine d’oliva o per essere impiegata nella preparazione di deliziose zuppe e piatti a base di pasta.

La provola calabrese

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La provola calabrese è un formaggio prodotto in tutta la Calabria durante tutto l’anno con latte vaccino intero crudo. È un formaggio a pasta filata morbida e il colore della crosta varia in base al periodo di stagionatura, si va dal bianco latte per le provole fresche al giallo ocra per quelle invecchiate. La qualità della provola è data dal tipo di alimentazione e di allevamento dei bovini, gli animali che pascolano liberi e mangiano erba fresca producono un latte nettamente migliore!

Per quanto concerne la lavorazione, il latte crudo viene filtrato, scaldato alla temperatura di 35-38° e successivamente coagulato con caglio di vitello. La cagliata viene rotta e poi lasciata riposare per 15 minuti. Viene tolto il siero dalla caldaia, si taglia nuovamente la pasta, quindi la si ricopre con il siero prima rimosso, al quale viene aggiunto del siero riscaldato a 65-70°. Dopo 4-5 ore la pasta acidifica ed è pronta per essere tagliata in grandi porzioni. Dopo una pausa di 20 minuti si procede con la filatura e la formatura della provola che viene immersa prima in acqua fredda e poi in salamoia.

La provola calabrese è buona consumata sia fresca che stagionata e può essere degustata sola, accompagnata con del buon pane oppure adoperata per insaporite diversi piatti come pasta al forno, pizze, ecc.

La ‘nduja calabrese

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La ‘nduja calabrese è un salume morbido spalmabile preparato con carne e grasso di suino, peperoncino e sale che viene insaccato in un budello naturale.

È sicuramente uno dei prodotti calabresi più conosciuti, tipico del comune di Spilinga, piccolo centro del vibonese ma la sua produzione è estesa su tutto l’altopiano del Poro.

La ‘nduja è caratterizzata soprattutto per la grande quantità di peperoncino piccante che contiene che ovviamente deve essere di ottima qualità. Inizialmente la sua preparazione era ottenuta dagli scarti del maiale, oggi invece molti produttori hanno la tendenza ad utilizzare le parti migliori in quanto la ‘nduja è diventata una protagonista della cucina italiana ma non solo!

La raccolta delle olive

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Nella sezione prodotti tipici vi abbiamo già parlato dell’olio extra vergine d’oliva ma in questo articolo vi vogliamo raccontare come viene prodotto l’olio, dalla fase della raccolta alla spremitura delle olive. Chi vi scrive ha preso parte in prima persona alla raccolta delle olive e ora è felice di raccontarvi come nasce l’olio extra vergine d’oliva! La raccolta delle olive è uno dei lavori più antichi ma anche uno dei più faticosi. Per produrre un buon olio extra vergine d’oliva la raccolta deve avvenire a mano o con l’ausilio di mezzi meccanici non invasivi. Nel nostro caso abbiamo utilizzato dei bastoni di canna per scuotere le piante d’ulivo affinché i frutti cadessero sulle reti precedentemente stese sotto ciascun albero.

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Una volta che le olive sono sulla rete si procede alla cernita con un apposito strumento che noi calabresi chiamiamo “u’ cernigghiu” per liberare le olive dalle foglie. Lo sforzo nello svolgere le varie operazioni è grande, dallo scuotimento delle piante alla cernita e selezione delle olive il nostro fisico è messo veramente a dura prova!

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Terminata la raccolta le olive vengono portate al frantoio dove per prima cosa avviene la loro pulitura da eventuali residui di foglie o terra con acqua corrente. Successivamente si accede alla fase della spremitura a freddo durante la quale l’olio viene estratto dalla pasta di olive e successivamente viene liberato da eventuali elementi estranei e dalle tracce dell’acqua di vegetazione. La spremitura una volta raccolte le olive deve avvenire in tempi brevi altrimenti l’olio che viene prodotto non potrà più essere considerato extra vergine. Calabria Semplice ha preso parte alla raccolta delle olive presso il comune di Francavilla Angitola. Un particolare e affettuoso ringraziamento al sig. Vincenzo proprietario di questo uliveto nonché nonno di chi vi scrive.

Non resta che salutarvi al prossimo post e augurarvi…buon viaggio!!!

La patata della Sila

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La patata della Sila è un’altra eccellenza della Calabria a cui è stata riconosciuta l’ IGP (Indicazione Geografica Protetta). Questo tubero cresce nell’Altopiano della Sila e comprende i seguenti territori: Acri, Aprigliano, Bocchigliero, Celico, Colosimi, Longobucco, Parenti, Pedace, Rogliano, San Giovanni in Fiore, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, in provincia di Cosenza ed i comuni di Albi, Carlopoli, Cicala, Confluenti, Decollatura, Magisano, Martirano, Martirano Lombardo, Motta S.Lucia, Serrastretta, Sorbo San Basile, Soveria Mannelli, Taverna in provincia di Catanzaro. (Fonte: Consorzio Patata della Sila)

Questo tipo di patata si presta ad ogni tipo di preparazione ed è consigliata soprattutto per la frittura. Il clima della Sila secco d’estate e freddo d’inverno, le acque sorgive presenti sul territorio e la quasi totale assenza di agenti inquinanti nelle zone in quanto la coltivazione avviene in aree prive di attività industriale, fanno si che questo prodotto non debba essere sottoposto ad eccessivi trattamenti antiparassitari. La patata della Sila è rinomata sopratutto per le sue proprietà organolettiche e per le sue ottime capacità di conservazione.

La patata è protagonista in cucina, come dimostrano le tantissime ricette della tradizione, dalla gustosissima pasta con patate e zucchine alle frittelle; inoltre anima le tante sagre di molti piccoli paesi calabresi che attirano ogni anno molti turisti in occasione di questo tipi di eventi.

Maggiori informazioni sulla patata della Sila sono disponibili sul sito del Consorzio: www.patatadellasila.it .

La conserva di peperoni rossi

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La conserva di peperoni rossi è una tradizione calabrese molto conosciuta poiché essa viene utilizzata nella preparazione di salami e soppressate. Per prepararla sono necessari dei peperoni rossi maturi, questi dovranno essere privati del peduncolo e della sementa interna e lavati molto accuratamente. Una volta terminata questa operazione metteremo i nostri peperoni a bollire in acqua.

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Una volta bolliti, scolarli molto bene affinché non rimanga acqua e successivamente frullarli con la stessa macchina che viene utilizzata per la preparazione della conserva di pomodoro. Una volta frullati mettere il composto di peperoni in appositi vasetti sterilizzati, tapparli ben bene e metterli a bollire.

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Oltre ad essere un ottimo conservante ed aroma naturale del salame, la conserva di peperone rosso può essere utilizzata anche per condire la pasta come mi racconta la signora Elisabetta, la gentilissima signora di Filadelfia che mi ha permesso di fotografare le varie fasi della preparazione della conserva, l’importante è che una volta aperto il vasetto lo conserviate in frigorifero con l’aggiunta di un po’ di olio in modo che duri più a lungo.

Il pane di Terreti

 

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Fare il pane richiede sacrificio, impegno dedizione, passione, sopratutto se si decide di produrlo con il forno a legna! A Terreti, periferia di Reggio Calabria, ospiti della signora Caterina che produce prodotti da forno a legna per il panificio di famiglia sito in C.Santa Domenica e per altri punti vendita in città, conosceremo il lavoro che sta dietro al pane di questa località che fa muovere diverse persone dal centro cittadino per salire fin qui ad acquistare questo prodotto. Il prima passaggio fondamentale è la preparazione dell’impasto, nell’impastatrice vengono immessi a poco a poco tutti gli ingredienti necessari alla preparazione: farina, acqua, sale e lievito madre. Se gli ingredienti per preparare il pane gli conosciamo più o meno tutti, per produrre una pane buono è necessario usare farina di qualità, in questo caso la farina utilizzata per la preparazione è calabrese. Inoltre la farina va sempre setacciata prima d’iniziare a preparare qualsiasi impasto, lo strumento che si usa per fare quest’operazione in dialetto reggino è chiamato “Trimuni”.

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Una volta che l’impasto è pronto la signora Caterina lavora con grande energia l’impasto e prepara le pagnotte da un chilo ciascuna che vengono messe a lievitare sopra i “Casciuni” coperto con dei canovacci . Il pane che la signora Caterina sta preparando è il cosiddetto pane ad una lievitazione, non troppo spesso e con poca mollica. Il pane è pronto per essere infornato quando premendo con un dito sulla pagnotta, l’impasto torna su.

Ovviamente quando si parla di pane cotto a legna fondamentale è anche la preparazione del forno, bisogna accendere il fuoco con abbondante legna, successivamente si creeranno delle ardenti braci che verranno poi rimosse dal forno per consentirne la pulizia con un panno imbevuto d’acqua. Terminate tutte queste operazioni, il forno è pronto per accogliere il pane! Non esiste una tempistica standard di cottura, molto dipende dal tipo di forno e dal tipo di prodotto che si sta preparando…

Il profumo di pane caldo che sta cuocendo nel forno inebria la stanza della lavorazione di un profumo fantastico ed io e i clienti del forno aspettiamo pazientemente che sia cotto! Per degustare questo ottimo pane cotto a legna la signora Caterina me lo serve con dell’olio extra vergine d’oliva e del peperoncino di casa , una scelta davvero azzeccata che esalta ancora di più la croccantezza e i profumi di questo pane!

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Per maggiori informazioni questo è il sito del panificio che ci ha ospitati: http://www.panificioguarnaccia.it

Non resta che salutarvi al prossimo post e augurarvi…buon viaggio!!!

Brancaleone

Brancaleone è una cittadina in provincia di Reggio Calabria che affaccia sul mare, in una zona denominata Costa dei Gelsomini. Oggi di gelsomini non se ne vedono quasi più ed è molto più facile vedere piantagioni di bergamotto. Brancaleone è soprattutto conosciuta come la città delle tartarughe perché le sue spiagge sono uno dei luoghi di nidificazione privilegiato delle bellissime tartarughe caretta-caretta inoltre qui sorge anche il “Centro recupero tartarughe marine” primo in Italia per numero di esemplari curati e per visitatori.

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Molti turisti arrivano infatti a Brancaleone affascinati dalla possibilità di poter vedere da vicino la tartaruga caretta-caretta ma anche per le bellissime spiagge, la maggior parte delle quali sono libere. In estate le temperature sono decisamente africane, Brancaleone è proprio sull’estrema punta della Calabria, nei pressi di Capo Spartivento.

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È possibile visitare anche il paese vecchio, Brancaleone Superiore, dove potrete passeggiare tra i ruderi di questo antico borgo.

Un’altra curiosità su Brancaleone è che in questa cittadina ha vissuto per sei mesi in esilio Cesare Pavese.

Come si arriva a Brancaleone? In aereo l’aeroporto più vicino è il Tito Minniti di Reggio Calabria, da qui si raggiunge la stazione ferroviaria di Reggio e si può prendere un treno regionale per raggiungere Brancaleone. Per chi arriva in treno dalla costa tirrenica è consigliata la stazione di Reggio Calabria da cui poi fare il cambio, per chi arriva dal versante ionico si consiglia ugualmente l’utilizzo del treno regionale. In auto si percorre l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, direzione Reggio Calabria, uscita ss 106 direzione Brancaleone.

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Non resta che salutarvi al prossimo post e augurarvi…buon viaggio!!!

Alla scoperta del centro di recupero tartarughe di Brancaleone

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È una calda mattina di luglio quando decido di fare visita al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Brancaleone. Ci arrivo in treno da Reggio Calabria e il centro occupa proprio i locali della stazione ferroviaria di Brancaleone, oggi dismessi, e concessi dal Comune all’associazione Naturalmente Brancaleone, che si occupa appunto del recupero e la riabilitazione di tartarughe marine in difficoltà. Brancaleone si trova all’interno della cosiddetta “Costa delle Tartarughe”, i 36 km che rappresentano il sito di nidificazione più importante d’Italia, in quanto l’82% dei nidi italiani di Caretta caretta sono deposti qui. Vengono a deporre le uova in questo territorio perché è qui che sono nate; le tartarughe caretta-caretta sono dotate infatti di un’ ottima memoria e percorrono migliaia di chilometri per tornare in questi luoghi.

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Esse depongono le uova a 50 cm di profondità e il periodo d’incubazione va dai 42 ai 62 giorni. Il sesso delle tartarughe è determinato in base alla temperatura al momento della nascita, sotto i 27° vi sarà un’alta percentuale di maschi, sopra tale temperatura vi saranno più femmine…un fenomeno particolare e che suscita molto la curiosità di noi visitatori del Centro! Il Centro di Recupero è gestito dall’associazione ambientale no-profit “Naturalmente Brancaleone” e opera tutto l’anno per il recupero e la cura di esemplari in difficoltà. Nei mesi estivi è aperto ai visitatori e si avvale del prezioso aiuto dei volontari che scelgono di fare un’esperienza a contatto con questi meravigliosi animali, volta a stimolare una maggiore sensibilizzazione verso le tematiche ambientali. Qui al Centro arrivano le tartarughe bisognose di cure; che hanno ingoiato un amo da pesca o pezzi di plastica. Fondamentale per questo motivo, mi spiega Tania, la salvaguardia delle aree marine e il buon senso delle persone a non inquinare la costa, ma soprattutto la sensibilità dei pescatori che in caso di cattura accidentale di una tartaruga dovrebbero chiamarci subito, affinché la tartaruga venga portata nella struttura per essere curata.

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Qui al Centro avviene quindi la cura di queste tartarughe che una volta guarite vengo rilasciate nuovamente in mare. La struttura non dispone di alcun tipo di finanziamento pubblico o privato, e va avanti solo grazie alle attività dell’associazione e al sostegno delle migliaia di persone che vengono a visitare il centro durante l’estate e che lasciano una donazione volontaria, tuttavia è giusto che valori come la salvaguardia della flora e della fauna vengano sostenuti a gran voce tutti i giorni dell’anno! Quindi se siete in vacanza da queste parti, fatevi un giro a Brancaleone e venite a conoscere le dolcissime tartarughe caretta-caretta, vi assicuro che ne vale veramente la pena! Ringrazio Tania e tutti i volontari del Centro per la loro gentilezza e cordialità. Per maggiori informazioni questo è il sito del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone: www.crtmbrancaleone.it